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Tra storia e leggenda… Le Isole Cheradi

Redazione IAMTaranto - 10 Agosto 2021

Le isole Cheradi anticamente erano chiamate dai Greci Elettridi in onore di Elettra, figlia di Poseidone. Fu lo storico Tucidide a dare il nome di Cheradi nel 391 avanti Cristo. Altri studiosi invece attribuirono il nome Cheradi agli alberi che producevano ambra, infatti, durante degli scavi archeologici furono trovate collane con questa resina. Si racconta anche che Dedalo, fuggito Creta, si sia rifugiato su queste isole lasciandovi due statue: Fetonte e la caduta di Icaro.

Con l’avvento del Cristianesimo, nel Medioevo, le due isole maggiori furono denominate Santa Pelagia e Sant’Andrea, rispettivamente per San Pietro e San Paolo, per via di monasteri edificati in onore dei Santi. Affianco a queste due isole, vi era l’isolotto di San Nicolicchio, oggi scomparso, dove fu costruita una chiesetta dedicata a San Nicola, vescovo di Mira.

Anche San Pietro sembra sia sbarcato sull’isola di Santa Pelagia e si dice che mentre era inginocchiato a pregare lasciò un’impronta scolpita sulla pietra su cui era poggiato. La pietra fu chiamata “Apodonia” e poi trasportata a Venezia da alcuni marinai veneti.

Verso la fine del XVIII secolo, Napoleone riuscì ad impossessarsi delle Cheradi e affidò al generale Pierre Ambroise François Choderlos de Laclos il compito di fortificare le isole e completare la costruzione del forte sull’isola di San Paolo. La sua permanenza sull’isola fu molto breve a causa della salute cagionevole, era malato di malaria. Morì di dissenteria nel Convento di San Francesco d’Assisi nel borgo antico. Da ateo e grande rivoluzionario rifiutò i conforti religiosi e fu seppellito per sua volontà nel piazza d’armi del Forte che prese il suo nome.

Dopo svariate occupazioni di Taranto e del forte da parte dei francesi si pensò ad un ristrutturazione dello stesso e il preventivo dei lavori fu richiesto al Sottintendente del distretto di Taranto Cataldo Galeota. Purtroppo la caduta di Napoleone non portò a buon fine i lavori e gli abitanti distrussero la tomba del generale e i suoi resti furono dispersi in mare. Dalla storia alla leggenda il passo è breve, infatti i pescatori giurano di vedere un fantasma nelle notti di tempesta che si aggira per l’isola e si rifiutano di passare da quelle parti benché sia una zona molto pescosa, ritengono che il generale sia il responsabile di naufragi e disgrazie che accadono nel golfo di Taranto.

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