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? FOTONOTIZIA – Asse Taranto-Bari, un “piccolo Robinson Crusoe” lascia un messaggio in una bottiglia e la ‘affida’ al mare. Un ragazzo racconta la storia in 2 atti… e ci insegna più di qualcosa!

Massimiliano Fina - 20 Agosto 2021

Una bellissima storia raccontata su Facebook da Giuseppe Angelini, “Message in a bottle”: una bottiglia di vetro gettata in mare con un messaggio al suo interno. Da a San Pietro in Bevagna, in provincia di Taranto, al suo ritrovamento a Bari: 

PRIMO POST: “Qualche mese fa, lungomare di Palese (BA). Mio padre nota una bottiglia di vetro con tappo bianco incastrata tra gli scogli.Si avvicina e si accorge che dentro la bottiglia c’era un foglio ripiegato.Senza pensarci due volte, prende la bottiglia e la rompe su uno scoglio per recuperare il foglio.Il pezzo di carta è scritto a penna su entrambi i lati. È un elenco di 10 pensieri e una considerazione finale, con firma, età, lingua e luogo del lancio (in foto).Data la precisa volontà da parte dell’autore di voler affidare i propri pensieri alle “onde del mare”, ho deciso di non riportare la foto dell’intero testo.Mi limiterò, però, a dire che si trattano di piccoli periodi molto semplici ma veramente profondi, che fanno trasparire una visione del mondo molto matura, di gran lunga superiore all’età dell’autore (13 anni).Sembrano 10 comandamenti laici, scritti per se stesso e, proprio per questo motivo, guidati da una ispirazione intima e prorompente.Leggendoli mi hanno ricordato molto “Il Profeta” di Khalil Gibran, libro che adoro.Inutile arrovellarsi sui misteri della morte e di Dio, ma piuttosto impiegare le energie per sviluppare la propria storia individualmente, collettivamente e in accordo con la natura.Mi ha colpito molto il primo punto della lettera:“Finchè condivideremo la nostra sorte e ci impegneremo a scoprire chi siamo, sopravviveremo e salveremo le fragilità”.I social network sono uno strumento molto potente e per questo potenzialmente molto pericoloso ma anche molto utile.Forse l’autore, Ettore di Ciaula (?), ha avuto paura del giudizio altrui e ha voluto trasmettere i suoi pensieri ad una sola persona fortunata in grado di capirlo, sfruttando una via molto “romantica” di trasmissione.Per tale motivo vorrei, tramite questo social, conoscere Ettore. Vorrei dirgli che la sua lettera è scritta molto bene e che non solo ho compreso ma condivido i suoi pensieri. Magari gli regalerò una copia de “il Profeta” di Gibran! I social, come tutti gli strumenti umani, sono neutri: il loro ruolo dipende dall’uso che se ne fa e dalle motivazioni alla base.Un po’ come “Generazione 56K”, serie Netflix di Francesco Ebbasta the JackaL, ci suggerisce.Quindi, se volete aiutarmi a mettermi in contatto con Ettore, condividete questo post nella vostra bacheca e/o con qualcuno che possa conoscerlo.Non è riportata la data “del lancio” per cui non saprei dire se abbia ancora 13 anni.Sarebbe una bella dimostrazione che i social, a volte, fanno anche del bene permettendoci di “condividere la nostra sorte”. #lettera#bottiglia#messaggioinbottiglia#generazione56k#lapugliaèunostatodanimo#inchiostrodipuglia#ilbellodeisocialInchiostro di Puglia

SECONDO POST: “Come detto nel primo post, i social network sono uno strumento molto potente per mettere in contatto le persone. Secondo me, però, questo contatto immediato e virtuale dovrebbe sempre essere preceduto e/o seguito da un incontro più “lento” e concreto. La velocità e la quantità delle informazioni che riceviamo giornalmente grazie alla rete ci ha privato dell’attesa, un tempo nel quale si metabolizzano le notizie e in cui l’immaginazione prova a vincere contro la noia fungendo da motore per la creatività. Quando mio padre ha trovato la lettera nella bottiglia, me ne ha parlato via telefono (causa distanza da fuori sede) senza però leggermela: “Quando tornerai per le vacanze, la potrai leggere tu stesso”. Aspettare, per immaginare e metabolizzare. I social però sono anche strumenti molto pericolosi. Ero molto in dubbio se postare la lettera e darla in pasto ad una platea così grande, morbosa di nuove informazioni ogni giorno e pronta ad accusare per ogni motivo. Mi sembrava di tradire la volontà dell’autore, che voleva uscire da questo schema e non adeguarsi alla brama di essere tutti eternamente iperconnessi. La sua richiesta era chiara: questo messaggio è per te che lo hai trovato e basta. Per questo e per la giovane età dell’autore, ho postato solo le “volontà” finali della lettera con l’unico scopo di contattare “direttamente” il ragazzo. Infine, ci sono gli articoli di giornale che (a volte) riescono a raccontare una storia e unire i lettori in emozioni comuni. Ciò dimostra quanto le persone abbiano un disperato bisogno di storie che possano coinvolgerle, creando un collante tra i destini di ognuno e su cui si può anche discutere (sempre nel rispetto reciproco) delle proprie diverse visioni. Questa storia ha un lieto fine. Grazie all’articolo de Il Fatto Quotidiano sul mio post, Ettore, un 13enne fuori dagli schemi (in senso positivo) che ha affidato i suoi pensieri al mare, mi ha contattato! Nel messaggio (in foto, pubblicato previa autorizzazione sua e dei genitori) ringrazia me e tutti voi per questo inaspettato regalo, genuinamente contento che qualcuno abbia trovato la sua lettera e che la storia sia diventata pubblica. Semplice e diretto. Sarà mia premura inviare ad Ettore una copia de “Il Profeta” di K. Gibran con dedica e firma (rigorosamente scritta a mano!) sul frontespizio. Questa storia dovrebbe insegnarci ad usare i social per quello che sono: soltanto un ponte virtuale per permettere alle persone un primo contatto, dal quale partire per poi stabilire legami concreti e lenti. Tale fugace intreccio nei nostri destini (il mio, il vostro e quello di Ettore) forse ci ha davvero permesso di capire chi siamo, mettendo a nudo le nostre fragilità per poterle salvare. Grazie a tutti! P.S. una piccola precisazione. La bottiglia di vetro è stata prima posta in un sacchetto e poi rotta in pochi pezzi sugli scogli. In questo modo i cocci di vetro sono rimasti nel sacchetto e poi riciclati nell’apposito bidone. Per ragioni di sintesi, non ho descritto tutta la procedura nel post originale, anche perché non era quello l’argomento principale e perchè l’ho dato un po’ per scontato. Tuttavia, non ho considerato a sufficienza l’avida brama di informazioni (anche inutili) dei social network per trovarti in fallo ed accusarti. Errore mio nel non aver specificato questo dettaglio in precedenza. Come tutti gli strumenti, anche i social hanno delle “istruzioni” e richiedono parsimonia nell’uso. Spesso dimentichiamo che dall’altra parte dell’account ci sono persone reali, che i commenti sotto un post andrebbero fatti con criterio (magari qualcun altro ha già fatto la domanda in precedenti commenti) e che postare i risultati di ricerche private sul nome del ragazzino, seppur a fin di bene, non è bello (commenti prontamente cancellati dal sottoscritto). Ecco, ogni volta che userete un social network ricordate la storia di un messaggio in bottiglia nel 2021 con tutti i cocci annessi.

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