martedì 31 gennaio 2023
stónnə 10°, ‘u cìələ scúrə

Logo

Tempo di lettura: 3 minuti

Rifugio e Speranza… La Ruota degli Esposti nell’ex Convento di Santa Chiara

Redazione IAMTaranto - 1 Settembre 2021

L’abbandono dei figli indesiderati e lasciati ad una triste sorte è stata usanza comune in tutti i popoli, molte culture consideravano legale l’abbandono e l’infanticidio. Solo con l’affermarsi del Cristianesimo nel IV secolo vennero redatte le prime leggi per l’aiuto degli esposti (neonati abbandonati) e dei figli delle famiglie povere.

La prima ruota degli esposti nasce proprio per disfarsi dei figli rimanendo nell’anonimato e compare in Francia nel nosocomio di Marsiglia nel 1188. Mentre in Italia è Papa Innocenzo III, inorridito dalla vista di corpi di neonati ripescati nel Tevere, che decide nel 1198 di istituirne una nell’Ospedale Santo Spirito di Sassia.

Le ruote si diffusero in tante parti d’Italia, a Taranto fu realizzata nel Convento di Santa Chiara e posizionata sulla facciata principale del monastero, oggi sede del Tribunale dei Minori, dove è ancora possibile vedere la ruota degli esposti all’ingresso dell’edificio.

Il Convento di Santa Chiara ha origine da un’idea del Dottor Raffaele Pesce alla fine del XVI secolo. Decide di mettere a disposizione della Comunità delle Cappuccine la sua casa situata in via Pentite nel Pittaggio San Pietro, per far fronte ai bisogni del Monastero Benedettino di San Giovanni Battista che si trovava nei pressi della Chiesa di San Domenico e, soprattutto, per dare la possibilità di seguire la vita monacale anche a donne provenienti da ceti popolari che non venivano accolte in altri monasteri. Successivamente alcuni nobili pensando che la casa fosse troppo piccola per ospitare il monastero decisero d’accordo con il sindaco di costruire un nuovo monastero vicino la Chiesa di San Rocco, grazie anche ad un cospicuo lascito del Dottor Pesce. Il Convento fu sede delle Clarisse, dopo delle suore Figlie di Sant’Anna e nel 1978 fu chiuso definitivamente.

La ruota degli esposti realizzata in legno, consisteva in una specie di tamburo girevole di forma cilindrica, inserito perpendicolare nella parete. Era diviso in due parti da uno sportello collocato allo stesso livello del muro. Nella metà esterna, dopo aver suonato la campanella, poteva essere adagiato il neonato senza essere visti in modo che girando la ruota si ritrovasse nella metà interna, dove una suora detta rotara o rotera raccoglieva il nuovo arrivato, avvolto in un lenzuolo e spesso accompagnato da oggetti simbolici per eventuali riconoscimenti successivi come monete spezzate, immaginette sacre tagliate a metà, un rosario, che venivano regolarmente annotati in un registro.

Gli abbandoni avvenivano in qualsiasi ora della giornata in quanto la città era circondata da mura che venivano chiuse al tramonto e per coloro che non risiedevano dentro le mura diventava impossibile lasciare i bambini all’imbrunire. Il vico degli Innocentini chiamato apposta così, nel quale era posizionata la ruota, era molto stretto e poco frequentato ed era un’ulteriore garanzia per conservare l’anonimato. Spesso le mamme tornavano al convento come balie, riuscendo addirittura ad allattare il proprio bambino dietro compenso, detto baliatico, che serviva ad integrare il reddito familiare.

L’aumento incredibile degli abbandoni portò ad una riduzione delle ruote nella seconda metà dell’ottocento, poiché le spese per il mantenimento di queste strutture non erano più sostenibili dai Comuni. Nel 1923 il decreto del Regio Governo del 16 Dicembre, n. 2900, abolì definitivamente il sistema delle ruote in tutta Italia. Furono sostituite da uffici pubblici dove solo in casi rarissimi era possibile affidare il neonato ad un Istituto.

L’antico concetto della ruota degli esposti rinasce nella moderna e tecnologica culla per la vita per contrastare il fenomeno dell’abbandono dei neonati che è, purtroppo, un dramma attuale nella nostra società.

TAG: