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Isola Pulita, un punto luce nella Città Vecchia

Roberta Frascella - 25 Novembre 2021

La Città Vecchia di Taranto è da sempre guardata con un misto di diffidenza e fascino: la prima deriva dai pregiudizi che molti di noi hanno nei confronti di chi ci vive e dalla sicurezza della zona, il secondo scaturisce dalla magia quasi medievale delle stradine che la compongono e delle botteghe che incontriamo lungo il nostro percorso. Tuttavia, i pregiudizi non sono fondati e ce lo dimostra l’iniziativa Isola Pulita che si occupa della riqualificazione della Città Vecchia dal punto di vista ambientale e della pulizia.

Nato tre anni fa da un’idea del comitato tarantino Pittaggio del Baglio, il progetto Isola Pulita non nasce col fine ultimo di effettuare la pulizia della zona dalla sporcizia, ma lo ritiene un passo fondamentale per favorire la circolazione delle persone nella Città Vecchia e per sensibilizzare ragazzi e adulti a tenere pulito il proprio territorio. La città di Taranto, soprattutto il Borgo, è stato a lungo dimenticata dalle amministrazioni e dai cittadini stessi che, infatti, l’hanno spesso e volentieri tenuta a distanza: Isola Pulita, invece, entra volontariamente nei vicoli, anche in quelli più bui e nascosti, per portare, a detta dei volontari, dei “punti luce in zone dimenticate”.

Uno degli aspetti più interessanti dell’iniziativa è che, anche se di base sono state cinque o sei persone a cominciare – ovvero Emanuele Battista, Graziana Miccoli, Giuseppe Loconte, Romina De Leonardo, Leo Latanza e Roberto Tursi -, il coinvolgimento è venuto di seguito: infatti, molte persone del luogo o che si trovavano a passare, vedendoli in attività, si sono aggregati e hanno dato il loro contributo. È motivo di attrazione soprattutto per bambini e ragazzi, che così, mentre fanno del bene ai posti della loro quotidianità, stanno insieme e si divertono. Uno di loro, Mimmo De Pasquale, detto Mimmetto, racconta quanto gli piace tenere pulita la sua città e di quanto il divertimento sia parte integrante di quello che fa.

Anche i turisti sono rimasti incuriositi dal progetto e hanno seguito i volontari per vedere di cosa si trattasse o per scattare delle foto. In generale, l’iniziativa Isola Pulita è stata ben accolta da tutte le persone del luogo e anche dalle amministrazioni, infatti il Sindaco e in generale i rappresentanti politici, venuti a conoscenza del progetto, hanno avvicinato i volontari e hanno chiesto loro se avessero bisogno di aiuto dal punto di vista umano e materiale.

Un altro aspetto molto importante è la collaborazione. Sebbene Isola Pulita sia nata da Pittaggio del Baglio, chiunque può prendervi parte, quindi c’è un legame forte con altre associazioni che prendono parte al progetto e gli stessi membri di Isola Pulita sono contenti di collaborare in altre iniziative che favoriscano la riqualificazione del Borgo. Di difficoltà non ne hanno incontrate e infatti ogni mercoledì sono puntuali nel garantire la loro presenza, due o tre ore nel pomeriggio, in ogni momento dell’anno: la continuità, dicono, è importante per evitare di abbandonare cose che, come in questo caso, possono fare la differenza.

Di difficoltà non ne hanno incontrate: all’inizio erano loro stessi a temere che la cosa non funzionasse a causa degli stereotipi negativi sulla Città Vecchia, ma osare ha fatto la differenza e infatti ora sono appoggiati da tutti.

Racconta uno di loro, Giuseppe Loconte, che, tra le loro prerogative, c’è quella di allargare i confini di percorrenza del Borgo. Molti ritengono, erroneamente, che la bellezza della zona si riduca alla Cattedrale di San Cataldo, al Castello Aragonese e alla Cattedrale di San Domenico, mentre invece sono proprio le strade che si percorrono per giungere a questi luoghi che meritano una grande attenzione. Sottolinea come sia importante creare un equilibrio tra passato e presente, aderenza alla tradizione e restyling moderno: parla di “fascino del degrado”, quella magia che scatta in chi osserva il luogo attorno a sé e sente di tornare indietro nel tempo, per cui la paura di cancellare porta i volontari di Isola Pulita a calibrare bene i loro interventi.

I luoghi non vengono però lasciati immacolati, ma vengono vissuti da chi ci abita e dagli stessi volontari. Ad esempio, nell’ipogeo di Palazzo Stola, proprietà di un privato e in gestione da parte dell’associazione Itaca, ci sono dei laboratori che ospitano attività di restauro con semplici attrezzature fornite sempre da chi partecipa al progetto, rappresentazioni teatrali e spettacoli musicali. Il sistema degli ipogei è molto complesso e molte associazioni collaborano alla loro riqualificazione per favorirne la visita da parte dei turisti, ma anche attività per chi abita in zona. Si tratta, ancora una volta usando parole loro, di “dare contenuti ai contenitori”.

Cosa si aspettano dal futuro? Si chiamano Isola Pulita non a caso: la loro priorità è l’isola, la Città Vecchia, e vogliono rimanere lì. L’espansione che si aspettano ha carattere umano e si concretizza nella voglia di vedere sempre più persone che si impegnano come volontari e nello sradicare i preconcetti errati nei confronti del Borgo e di chi ci abita.

L’intervista si chiude con una metafora molto azzeccata, che pone l’attenzione su come la Città Vecchia sia parte integrante del volto di Taranto e pertanto sia necessario salvaguardarla: come il sangue che smette di affluire a un organo portandolo alla cancrena, così senza i cittadini che circolano nella zona questa può solo morire. Serve allora la partecipazione di tutti, magari spinti da quello stesso nervosismo di pancia che ha contraddistinto i volontari del progetto sin dai suoi primi passi, per dare un volto nuovo a questo splendido gioiello, talvolta nascosto e lasciato impolverare, ma estremamente prezioso, cuore e radice della città di Taranto.

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