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Da Fabrizio de André a Iacovone: la storia della cantante tarantina Giù Di Meo

Lorenzo Ruggieri - 16 Febbraio 2022

Taranto, con la sua storia e le sue peculiarità, ha rappresentato per molti artisti una vera e propria fonte d’ispirazione per romanzi, quadri o canzoni. Così è anche per la polivalente cantautrice Giù di Meo, nata nel quartiere Tamburi ed esponente della cultura musicale tarantina: “Sono molto legata alla mia città e al mio quartiere” ha raccontato al Corriere di Taranto “Adoravo i racconti di mia nonna su come si svolgeva la vita fra i vicoli e spesso ho anche preso spunto dai discorsi della gente nei miei viaggi quotidiani sui bus dell’Amat”.

Particolarmente cara alla cantante è la Citta Vecchia, come testimonia il brano “Fammi del mare”: “Davanti al mare non si è mai soli. Nel corso della mia carriera artistica mi è servita molto l’esperienza con Cinzia Pizzo e Antonello Cafagna durante le visite guidate con l’associazione Tarantinidion. Gli abitanti accorrono sempre numerosi alle nostre esibizioni chiedendoci anche di ritornare”. L’artista, dunque, ha fatto dell’interazione con il territorio il proprio marchio di fabbrica. Un’ulteriore dimostrazione viene fornita dal brano “Iaco”, con il quale Giù Di Meo ha voluto ricordare l’indimenticabile attaccante del Taranto Erasmo Iacovone: “L’idea di cantarne le gesta nasce dall’incontro con lo scrittore Mimmo Laghezza” ha ammesso: “il quale, dopo avermi ascoltata durante un tour per i vicoli, mi propose di mettere in musica i suoi versi. Non seguo il calcio e non è stato facile per la mia mancanza di abitudine a comporre su testi non miei ma a poco a poco mi ci sono affezionata adattandolo alle mie corde”.

Già, le corde. Proprio come il primo gruppo musicale della cantante, denominato “Le3corde” citando il poeta Luigi Pirandello: “Il gruppo nasce inizialmente con me come voce solista e Alessandro Martina al basso, solo in seguito si è aggiunto Maurizio Casciabanca alla batteria. Abbiamo iniziato esibendoci tra le note di De André tra Puglia e Basilicata. Successivamente abbiamo allargato il nostro repertorio attraverso brani da me composti e contenuti nella prima discografia, dal titolo ‘Na!’, come la tipica espressione tarantina. La canzone ricalca il significato del termine di stupore per le minime gioie della vita”.

Le dichiarazioni della cantante racchiudono lo spirito di appartenenza che dovrebbe accumunare ogni tarantino, oltre all’amore per la propria città ed il desiderio di una crescita parallela e costante di cittadini e territorio.