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Dal Gambia a Taranto passando per lo stage con Bottura: che storia incredibile quella dello Chef Ibrahima

Lorenzo Ruggieri - 24 Febbraio 2022

La storia che stiamo per raccontare è insita di passione, determinazione, tenacia ed intraprendenza. Narra la vita di Ibrahima Sawaneh, 33 anni, talentuoso chef nato in Gambia ma cresciuto a Taranto, reduce da uno stage con Massimo Bottura.

Nato in una terra difficile e spesso al centro di conflitti armati, non ha mai conosciuto la madre, deceduta quando Ibrahima era ancora in tenerissima età. Fin da subito sviluppa la passione della cucina: “Ai fornelli immaginavo di essere parte di quel gruppo familiare che non ho mai potuto vivere” ha raccontato a La Gazzetta del Mezzogiorno.

Poi la decisione di abbandonare il suo Paese alla ricerca di un futuro migliore, incontrando ostacoli e subendo soprusi ai quali migliaia di immigrati ogni anno non riescono a sopravvivere: passando per tre Paesi, ha percorso il deserto a piedi, finendo tra le grinfie dei trafficanti e attraversando il mare a bordo di un barcone di plastica insieme ad altre 125 persone.

La storia di Ibrahima Sawaneh, da Taranto allo Stage con Bottura

A Taranto incontra Don Francesco Mitidieri. “Mi ha accolto in casa famiglia nel 2014”, ricorda Ibrahima: “Taranto è una casa per me, qui ho incontrato persone che mi hanno sempre sostenuto ed aiutato, come la signora che mi ha cresciuto al posto di mia mamma. Ancora oggi ricevo incoraggiamenti e ringrazio ogni persona che mi ha spronato in questi anni”.

Nella città ionica incontra Flavia, sua attuale compagna: “Mia suocera mi ha insegnato i piatti tradizionali della cucina tarantina e andiamo molto d’accordo”. Ora chef, Ibrahima ha coronato il suo sogno: da anni lavora in un ristorante tarantino e ha da poco concluso uno stage con Massimo Bottura, cuoco italiano titolare della rinomata Osteria Francescana, tre stelle Michelin.

Il racconto di Ibrahima, reduce dallo stage con Bottura: ecco il nome del piatto

Ibrahima ha proposto un suo piatto a Bottura con lo spirito di chi nella vita ha incontrato difficoltà ben peggiori: “Ho pensato, ‘Se mi dice che fa schifo so dove devo lavorare'” ha ammesso il giovane cuoco. Bottura, però, ha gradito il suo Domodà, un piatto tipico gambiano con l’aggiunta di ingredienti italiani, apprezzandone l’originalità. Ibrahima non ha nascosto le lacrime: “Non so come sia stato possibile, ho pianto pensando a mia mamma”.

Lo stage, durato una settimana, ha contribuito ad accrescere la nomea dell’italo-gambiano tra gli addetti ai lavori, oltre ad aiutare quest’ultimo a gettarsi alle spalle un passato fatto di sacrifici e disavventure che in pochi avrebbero affrontato con lo stesso coraggio ed eroismo.

(Fonte – Gazzetta del Mezzogiorno).