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Alla scoperta del Museo Archeologico di Taranto, tesoro prezioso del nostro territorio

Roberta Frascella - 8 Marzo 2022

«La storia è testimonianza del passato, luce di verità, vita della memoria, maestra di vita, annunciatrice dei tempi antichi». Così scriveva Cicerone nel De oratore e queste parole, scritte nel I secolo a.C., valgono ancora oggi e non possono non farci venire in mente la città di Taranto. Sebbene quest’ultima sia quello che chiamano un museo a cielo aperto, c’è un luogo dove il passato parla più ad alta voce che altrove: stiamo parlando del Museo Archeologico, noto con l’acronimo MarTa.

Situato all’angolo tra corso Umberto e via Cavour e affacciato su piazza Garibaldi, il Museo Archeologico di Taranto è considerato da parte del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, un museo dotato di autonomia speciale (scientifica, finanziaria, contabile, organizzativa), al pari di altri ben noti musei italiani. Il MarTa non è da meno, infatti è meta obbligata dei turisti che scoprono la Città dei Due Mari e ha ottime recensioni su app e blog che si occupano d’arte.

Il museo ha come sede l’ex convento dei Frati Alcantarini o di San Pasquale di Baylon – infatti la chiesa dedicata al santo sorge proprio accanto –, il quale risale al Settecento. Ma il museo vero e proprio fu fondato solo nel 1887 da parte di Luigi Viola, un archeologo che voleva renderlo un Museo della Magna Grecia, mentre il MarTa si configura attualmente come Museo della storia archeologica di Taranto nello specifico – sebbene, essendo stata Taranto capitale della Magna Grecia, è impossibile che le due storie non si intreccino a più riprese.

Fonte: Fanpage

Alla scoperta del MarTa, tesoro prezioso del nostro territorio

Già dal Quattrocento, però, a Taranto era molto viva l’attività di spoglio delle antichità, che creò un florido mercato nazionale e internazionale, culminato con l’Unità d’Italia nel 1861 e l’assegnazione della base navale nazionale proprio nella città. Visti i grandi restauri che seguirono in tutta la città, emersero moltissimi oggetti dal grande valore artistico, perciò la Direzione Generale delle Antichità (corrispondente dell’epoca dell’odierno MiBAC) mandò a Taranto Luigi Viola, allora ispettore del Ministero della Pubblica Istruzione, il quale analizzò, acquistò e salvaguardò moltissimi reperti, che decise di conservare momentaneamente nell’attuale sede del museo.

Così, nel 1887, nacque il Museo Nazionale di Taranto, che qualificò la città come culla dell’archeologia antica. Il vero impulso all’aspetto archeologico del Museo, tuttavia, si ebbe grazie a una serie di direttori che si susseguirono nel Novecento, ad esempio Orsi, Bartoccini e Lo Porto.

Il Museo è andato incontro a molti periodi di restauro da quando esiste, ad esempio nel 1960-63 e nel 2000-2007, ma il restauro più importante, quello che è impresso nella memoria degli attuali cittadini di Taranto, risale al periodo 2014-2016, dopo aver ottenuto l’autonomia speciale. Infatti, in questi due anni, i finanziamenti statali hanno permesso di ultimare l’ultimo piano, quello dedicato alla preistoria, all’età arcaica e all’età classica della città di Taranto e della Puglia in generale.

Quando si entra nel Museo Archeologico di Taranto, oggi sotto la guida della direttrice Eva Degl’Innocenti, non si può fare a meno di sperimentare un senso di calma e apparente ritorno alle epoche rappresentate dai reperti. Infatti, il cortile che accoglie i visitatori poco prima di iniziare la visita, a pianta quadrata, non fa che ricordare i filosofi peripatetici dell’Antica Grecia, aiutandoci a entrare nello spirito di ciò che incontreremo dopo. Come ogni museo, osservando le collezioni non abbiamo davanti solo meri oggetti del passato, ma vere e proprie storie, soprattutto grazie alla cura con cui esse sono disposte all’interno di un percorso articolato su più piani ed epoche storiche, a metà tra scoperta e identità, tra passato e presente.

Fonte: Museo Archeologico di Taranto

Il MarTa: un percorso articolato su più piani ed epoche storiche

Andando per ordine cronologico, possiamo partire dall’ultimo piano, quello inaugurato appena sei anni fa, in cui si trova la collezione di reperti dedicata al Paleolitico, al Neolitico e all’Età del Bronzo. Qui, si mette in scena la nascita di quella che chiamiamo arte, ma anche oggetti di vita quotidiana e ceramiche dipinte, per uso pratico, simbolico, religioso e funerario. Tra i pezzi più importanti di questa sezione, possiamo citare le Veneri di Parabita e la ceramica in stile Serro d’Alto e in stile Diana-Bellavista, oltre che moltissimi oggetti in metallo.

Dopodiché, una serie di reperti ci racconta il periodo dalla fondazione di Taranto, avvenuta secondo la tradizione nel 706 a.C. ad opera di Falanto grazie all’oracolo di Delfi, all’epoca greca. Le collezioni di questa sezione consistono in pezzi di edifici antichi reperiti nell’acropoli (l’attuale Città Vecchia), ad esempio il tempio dorico di Piazza Castello, ma anche in una serie di tavolette votive di terracotta, dette pinakes, che sottolineano l’importanza della dimensione religiosa per la città. Inoltre, molti sono i reperti presi dalle necropoli, di cui ritroviamo alcuni elementi, come un elemento di un frontone in carparo raffigurante Persefone rapita da Ade.

Taranto, capitale della Magna Grecia, è diventata un luogo importante anche durante l’epoca romana. In particolare, sono conservati all’interno del museo alcuni pavimenti a mosaico ed alcune sculture decorative di epoca imperiale, come quella con epigrafe che raffigura il fondatore Taras, anticamente collocati nelle terme. Altre testimonianze archeologiche del periodo ci raccontano la dimensione privata delle domus, con pavimenti a tasselli e mosaici, sculture, intonaci ad affresco e in stucco, come quelli ritrovati presso l’Istituto Maria Immacolata, e, ancora una volta, le necropoli.

Fonte: Touring Club Italiano


Lo step successivo ci riporta all’epoca medievale e, sebbene la ricerca non si sia concentrata con la giusta attenzione sui reperti emersi di quel periodo, alcuni resti rinvenuti in varie zone della città, tra cui nuovi mosaici pavimentali e diversi oggetti, come la Lucerna tripolitana, narrano di un cambiamento a livello urbanistico e infrastrutturale e l’impatto, nelle ceramiche in particolare, di influssi orientali.

Infine, la Collezione Ricciardi, dal nome del suo donatore, Monsignor Giuseppe Ricciardi, vescovo di Nardò nel 1908 (anno della donazione), è fiore all’occhiello del museo: comprende una serie di dipinti e icone raffiguranti soggetti sacri realizzati tra il Quattrocento e il Settecento ad opera di pittori quali Andrea Vaccaro, Francesco Mura, Leonardo Antonio Oliviero, Luca Giordano, oltre che una serie di ignoti.

Fonte: Viaggiare in Puglia

Il MarTa e l’Atleta di Taranto

Parlando del Museo di Taranto, non possiamo non menzionare l’Atleta di Taranto, ovvero un uomo vissuto qui nel V secolo a.C. e campione del pentathlon dei Giochi panatenaici, scoperto nel 1959 all’interno di una tomba riccamente decorata e a lungo analizzato per dedurne le discipline che praticava e la dieta che seguiva. A lui è dedicata una sala all’interno del Museo, probabilmente per ricordare a noi tarantini le grandi gesta che possiamo compiere e la fama che la città aveva all’estero all’epoca, ma anche indirettamente l’importanza dei rapporti di fratellanza tra i popoli, come ne esistevano in epoca greca durante i Giochi.

Fonte: Finestre sull’Arte


Chiunque di noi abbia frequentato la scuola nella Città dei Due Mari, sa benissimo che uno degli appuntamenti fissi nel corso dell’anno era la visita al Museo, accolta con gioia principalmente perché significava allontanarsi dalla lezione frontale dietro un banco, ma che presto diventava motivo di apprendimento e introspezione a tutto tondo. I reperti custoditi al suo interno parlano, soprattutto ai giovani, ansiosi di voler ascoltare le voci di chi è venuto molto tempo prima di loro e di scoprire le radici di un territorio di cui spesso ci vergogniamo e che quindi preferiamo tacere.

Il Museo Archeologico di Taranto è al passo con le necessità didattiche, infatti offre un Servizio Educativo, realizzando visite tematiche, laboratori, itinerari tematici e didattici adatti agli studenti di tutte le età.

Inoltre, la ricerca prosegue: come previsto dalla Costituzione e dalla legislazione museale italiana, non è possibile concentrarsi solo sulla tutela e la salvaguardia di ciò che si ha, ma bisogna proseguire nella ricerca, meticolosa e curiosa allo stesso tempo, sfruttando le immense potenzialità e sorprese che Taranto offre, in un’ottica di servizio ai cittadini, perciò in modo divulgativo ed efficace.

La stessa presenza, costante e attenta, sui social del Museo di Taranto garantisce il raggiungimento di un pubblico vasto, al di là dei confini cittadini e regionali, ma anche nazionali, per incrementare non solo l’economia, ma anche la conoscenza di un patrimonio e di un periodo importantissimo della storia italiana e mondiale qual è l’Antica Grecia.

Fonte: Bawer

Il MarTa incontro alle esigenze di tutti

Non possiamo non citare l’importanza che il Museo Archeologico di Taranto accorda alle esigenze di tutte le persone: ha infatti abbattuto ogni barriera architettonica, ha messo a disposizione rampe e ascensori adatti a tutti (anche col supporto totale del personale), è equipaggiato con una sedia a rotelle da richiedere all’ingresso, è possibile prenotare laboratori e attività tarati sulle singole necessità. Inoltre, ha un punto di ristoro, servizi igienici a ogni piano e un bookshop dove acquistare testi e souvenir per ricordare l’esperienza, sicuramente splendida, della visita.

Attualmente, a causa delle vigenti norme per il contenimento della pandemia da Covid-19, si può entrare solo col Green Pass rafforzato e tramite prenotazione e acquisto online del biglietto, per un massimo di 30 persone. Il Museo è aperto dal martedì alla domenica dalle 8:30 alle 19:30, mentre il lunedì l’ingresso, negli stessi orari, è riservato ai gruppi. L’ultimo ingresso prenotabile è alle ore 17:30.

Insomma, il MarTa è un’esperienza a cui né chi viene da fuori né chi è nato e vive a Taranto può rinunciare. Affondare i piedi nel passato aiuta a capire il presente e una visita nelle sue splendide collezioni è l’occasione per ricordarci la bellezza della nostra città, che non sfiorisce coi secoli, anzi aumenta per il fascino dell’antico, pur cambiando volto. Un po’ come ci ricorda lo splendido Schiaccianoci, tra i pezzi più famosi e belli delle collezioni.

Fonte: Kollectius