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Scenari di guerra. Il racconto di un tarantino bloccato a Kiev

Andrea Chioppa - 9 Marzo 2022

Qualche telefonata per rassicurare e salutare gli amici e i conoscenti manduriani ai quali dice di stare bene e di non preoccuparsi per lui. Così il farmacista che vive ancora in Ucraina ha comunicato la ferma intenzione di non voler fuggire in un luogo più sicuro. “Non sono più giovane e non posso lasciare le persone che vivono con me” ha dichiarato durante un’intervista rilasciata a La Voce di Manduria.

Giuseppe Parato, originario di Manduria è bloccato a Kiev, la città infatti è ormai sotto assedio da giorni e i suoi confini sono bloccati dalle truppe russe che sbarrano ogni via di fuga dalla città. Non vuole abbandonare tutto, la sua casa e la sua vita. “Non ho macchina, non c’è benzina, non ci sono taxi e i treni sono presi d’assalto”, racconta. Uscire dalla capitale in questo momento è molto difficile ed estremamente pericoloso. Considerando i recenti colpi d’artiglieria anche sui civili in fuga dalla città, significa seriamente mettere a repentaglio la propria vita. A questo si aggiunge il desiderio di voler rimanere a disposizione, di dover fare qualcosa per chi in questo momento ha bisogno di lui.

In casa fa sapere di avere viveri a sufficienza per un mese. Nei giorni scorsi è stato contattato anche dal Consolato italiano a Kiev che lo ha esortato a dirigersi verso il confine. “Come faccio? Da casa mia io non mi sposto”, ha insistito. “Ho spiegato al Console che non me la sento di prendere il treno, il posto più sicuro è casa mia, qui a Kiev”.

Dal suo tono di voce sembra essere alquanto scosso. Negli ultimi giorni infatti gli scoppi e i rumori della guerra sono sempre più vicini e frequenti. Nei suoi pensieri c’è sempre la città di Manduria ed i suoi amici manduriani cercano di mantenere un contatto. Nelle sue parole, la speranza che l’invasione russa cessi al più presto.

Giuseppe Parato come tanti altri italiani nel Paese, bloccati dalla volontà di non voler abbandonare le proprie famiglie e gli affetti più cari. In questo momento altrettanti infermieri, medici e volontari italiani sono in partenza per il confine con la Polonia e la Moldavia per poter dare il loro contributo alla gente traumatizzata e ferita che scappa dai bombardamenti, a volte percorrendo anche centinaia di chilometri a piedi con una temperatura che spesso scende sotto lo zero.