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Piazza della Vittoria, cento anni di storia nel cuore di Taranto

Andrea Chioppa - 13 Marzo 2022

Piazza della Vittoria risulta essere ancora oggi una delle principali piazze del capoluogo ionico. Centro nevralgico della vita cittadina, diventa spesso teatro di eventi, esibizioni artistiche e manifestazioni culturali.

Grazie alla sua posizione strategica e alla presenza di un grande monumento in ricordo dei Caduti della Grande Guerra, la piazza ospita anche cerimonie civili e militari. Durante il periodo delle celebrazioni liturgiche, specialmente quelle pasquali, si trasforma nel vero cuore pulsante della città di Taranto.

La progettazione di Piazza della Vittoria

La piazza si potrebbe dire essere nata per caso come spazio aperto nel Borgo Umbertino tra l’imponente Palazzo degli Uffici costruito alla fine del ‘700 per ordine di un Regio Decreto di Ferdinando IV di Borbone e la cinquecentesca Chiesa di Maria Santissima del Monte Carmelo, comunemente detta Chiesa del Carmine. Successivamente all’Unità d’Italia, alla piazza fu dato il nome di Piazza XX Settembre.

Alla fine del Primo Conflitto Mondiale, la cittadinanza iniziò ad invocare la realizzazione di un’opera monumentale in omaggio alle numerose giovani vite spezzate al fronte.

Per tale motivo, nel febbraio del 1919 il Consiglio Comunale deliberò la proposta affidando il progetto all’architetto Cesare Bazzani. Il Consiglio, inoltre, istituì un apposito Comitato che avrebbe dovuto seguire l’intera iniziativa.

Piazza della Vittoria prima della realizzazione del Monumento ai Caduti
(immagine estratta nel sito internet del Ministero dei Beni Culturali)

Quale luogo più propenso nell’ospitare un’opera così importante fu scelta proprio Piazza XX Settembre. Ben presto, a causa di molteplici problemi di ordine finanziario, il progetto di Bazzani fu abbandonato. Questo portò ad un prolungamento dei tempi di realizzazione.

Furono numerose le iniziative per raccogliere fondi, promosse dagli stessi cittadini e delle istituzioni del territorio. Anche le Forze Armate, gli istituti scolastici e gli istituti bancari risposero positivamente all’invito.

Le prime iniziative promosse riguardarono proiezioni cinematografiche, spettacoli teatrali, concerti, balli, lotterie di beneficienza e mostre. Gli ultimi fondi furono raccolti con l’istituzione di un pedaggio sul Ponte Girevole nei soli giorni festivi.

Il 30 settembre 1922 fu indetto un concorso nazionale, limitato al solo bozzetto, con scadenza al 28 febbraio 1923 poi prorogata al 31 maggio. Tutti i partecipanti ricevettero copia del bando di concorso, la planimetria e due foto della piazza destinata ad ospitare il Monumento ai Caduti.

La commissione aggiudicatrice, composta dallo scultore prof. Ettore Ferrari, dallo scultore Giuseppe Guastalla, dal pittore Bergellini e dal prof. Francesco Malato si riunì il 20 e 30 agosto 1923 nella sala comunale dove furono esaminati i diciannove bozzetti presentati. Ogni bozzetto era contrassegnato da un motto.

Bozzetto vincitore del concorso
( sito internet del Ministero dei Beni Culturali )

Vincitore fu Francesco Paolo Como, nato a Taranto il 6 aprile del 1888 e morto a Roma nel 1973, ex combattente in Francia sul Carso durante la Prima Guerra Mondiale. L’aver partecipato in prima linea al conflitto contribuì a far emergere nella sua opera gli autentici sentimenti di patriottismo e a rendere il monumento unico nel suo genere.

Un articolo del quotidiano “Voce del Popolo” datato al marzo del 1930 riportò i contenuti del resoconto delle spese di realizzazione con una somma pari fino a quel momento a circa 551.000 lire dell’epoca più ulteriori 200.000 lire necessarie per concludere i lavori.

L’inaugurazione di Piazza della Vittoria

Il re Vittorio Emanuele III (il quarto da destra) attraversa la piazza in rassegna.

Il 4 novembre 1930 il re Vittorio Emanuele III giunse a Taranto per inaugurare il Monumento ai Caduti eretto in Piazza XX Settembre che da quel momento assunse il nome di Piazza della Vittoria. Di fronte al complesso marmoreo fu allestito il palco reale.

Scrisse così lo scrittore tarantino Giacinto Peluso, in un personale scritto a proposito di quella giornata: “Improvvisamente si fa silenzio più assoluto; il Re preme un bottone elettrico e il velario e il tricolore che coprono le statue e l’altare consacrato ai cinquecento Caduti scendono rapidamente e mostrano il Monumento nella sua imponente bellezza classica”.

In un secondo momento fu l’allora Arcivescovo di Taranto Mons. Orazio Mazzella ad impartire la benedizione sull’opera e sulla piazza gremita di gente.

I lavori finali di Piazza della Vittoria

La mancanza di fondi e lo scoppio della Seconda Guerra mondiale prolungarono di altri venti anni il termine dell’opera. Venne costituito un nuovo Comitato diretto dall’Ammiraglio Jannucci che affidò nuovamente allo scultore Como il compito di ultimare i lavori.

Al Maestro toccò completare il lato nord del Monumento, quello che affaccia su Corso Umberto ed il posizionamento delle ultime sculture mancanti.

Il 18 ottobre 1953, con un’ulteriore cerimonia di inaugurazione alla quale partecipò finalmente l’autore, assente alla precedente del 1930 in quanto contrario all’ideologia fascista, si concluse la travagliata e sofferta storia del Monumento ai Caduti di Taranto che ben presto destò l’attenzione della popolazione divenendo per la Città il “luogo della memoria”.

Piazza della vittoria, descrizione del monumento

Il lato nord del pilastro marmoreo, appoggiato su un basamento ovale, presenta il gruppo statuario in bronzo – in basso – denominato Aquilifero, dedicato alla Marina Militare italiana.

La scultura rappresenta la prua di una nave romana, una triremi, sulla quale troneggia un soldato che trasporta le insegne della sua legione nell’atto di scagliare un’aquila in cielo. Nella parte anteriore della triremi è posto un delfino simbolo di Taranto.

In alto, quasi sulla sommità centrale si trova la personificazione della Patria che nel palmo della mano destra regge una piccola Vittoria alata e nella mano sinistra impugna verso il basso una spada. Intorno ad essa si muove il popolo tarantino, vero artefice del trionfo.

Su entrambi i lati del monumento, sono presenti due steli in marmo sulle quali sono scolpiti i cinquecento nomi dei giovani tarantini che persero la vita sui cambi i battaglia della Grande Guerra.

Al centro, nelle viscere del Monumento vi è una cripta a base circolare le cui pareti sono completamente ricoperte da mosaici dorati e su cui si trovano due lastre opera dei fratelli Nitti sulle quali riportati i testi dei due Bollettini della Vittoria, quello del Generale Diaz e dell’Ammiraglio Thaon di Revel.

Il lato sud, invece, affacciato sulla centrale Via d’Acquino, si impone solenne sulla metà più lunga della piazza. In basso, su una sorta di altare della Patria, sorge l’allegoria in bronzo di due soldati intenti a trasportarne un altro morto.

La nudità dei soggetti simboleggia l’uomo che si priva di ogni legame terreno per affrontare la prova suprema: la morte.

Alla sommità del pilastro centrale, quasi nell’intento di scendere ed avvicinarsi verso lo spettatore, la Vittoria alata vestita con il tradizionale peplo mentre sormonta un piccolo globo.

Raffigurata con sembianze e bellezze femminili di una dea greca, la Vittoria è in testa ad un gruppo di soldati armati intenta a stendere verso l’alto la sua mano destra la quale racchiude una corona di alloro in un’iconica immagine che raffigura nel suo complesso la solenne fierezza che deriva dall’aver deposto un così costoso sacrificio sull’altare della Libertà.

A coronare l’intera opera, un serie di frasi in latino all’interno ed all’esterno del Monumento come una sorta di monito per le generazioni future tra cui la famosa:

“EX ROSTRIS AD GLORIAM ITALICA VIRTUS” (Dai rostri alla gloria il valore italico) e “PRO TERRESTRIS PATRIAE FELICITATE GLORIOSE CERTANTES PATRIAE SIBI CELESTIS GLORIAM FELICITER PARAVERE” (Per la gloria e la felicità della patria terrena, conquistarono la felicità e la gloria della patria celeste).

Piazza della Vittoria oggi

A distanza di oltre novant’anni dalla sua inaugurazione, Piazza della Vittoria resta un’icona di Taranto mantenendo il suo ruolo di cuore pulsante della città. La stessa piazza, infatti, nei vari decenni che si sono susseguiti dalla sua ultimazione ad oggi, è stata teatro delle vicende istituzionali, politiche, culturali e religiose del capoluogo ionico.

Se le sue pietre potessero parlare racconterebbero delle rivolte studentesche e degli scioperi degli operai del ’68, racconterebbero di comizi elettorali, manifestazioni, concerti, esibizioni artistiche e tanto altro.

Più volte è stata teatro dei festeggiamenti del Capodanno in piazza, iniziativa che soprattutto nell’ultimo decennio si svolge in diverse città italiane.

Vi è stato inoltre chi l’ha soltanto intravista di passaggio come i vari Presidenti della Repubblica in visita a Taranto ma sicuramente l’evento per cui Piazza della Vittoria rimarrà per sempre cara alla memoria dei tarantini fu il discorso di Papa Giovanni Paolo II.

Una fiumana di persone, c’è chi racconta almeno ventimila, si radunò fino a riempirla in ogni angolo per ascoltare le parole del Santo Padre che si affacciò dalla loggia della Chiesa del Carmine durante la sua visita pastorale dell’ottobre 1989.

Foto tratta dalla diretta di Studio100 TV.
Accanto al Santo Padre l’allora Arcivescovo di Taranto S.E. Mons. De Giorgi

Con un discorso recitato con tono di voce autoritaria ma allo stesso tempo paterna, il Papa colpì il cuore dei tarantini e soprattutto della classe operaia a cui rivolse particolare attenzione parlando di dignità nel lavoro come sacrosanto diritto della civiltà umana.

Stesso scenario si presenta negli anni durante la benedizione dell’Arcivescovo di Taranto dalla loggia del Carmine, episodio che generalmente avviene nei due momenti cardine della liturgia tarantina nei quali ancora una volta Piazza della Vittoria si rende protagonista: la processione dei Sacri Misteri durante la notte del Venerdì Santo e la processione così detta “a terra” del simulacro del Patrono della Città, S. Cataldo nel mese di maggio.

Le vicende degli ultimi anni, legate alla pandemia e alle sue conseguenze, hanno ancora una volta riaffermato il ruolo preminente di Piazza della Vittoria diventata teatro di una Città che ha saputo resistere superando i momenti più difficili. Molto significativa la fotografia scattata lo scorso anno in occasione delle celebrazioni per il 25 aprile.

Le più alte cariche civili, militari e religiose schierate una di fianco all’altra unite mentre attraversano la piazza rendendo omaggio ai Caduti di un’altra guerra, combattuta contro un nemico invisibile e vile. In questa ultima iconica immagine impressa per sempre nella memoria, la rappresentazione di una comunità unita pronta a ripartire, pronta a rialzarsi.

Una comunità che ha scelto di far tornare a battere il suo cuore proprio dal luogo più caro e storicamente più significativo per la Città, Piazza della Vittoria.