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Il Ponte di Pietra: la meravigliosa arte della semplicità

Lorenzo Ruggieri - 17 Marzo 2022

Taranto, città dei due mari e… dei tre ponti. Ognuno con la sua storia, i suoi trascorsi e le sue radici. Tre modi diversi di raccontare la stessa città, legati da una finalità comune ma quasi agli albori per caratteristiche ed edificazione. Tra essi, il Ponte Girevole rappresenta sicuramente quello più innovativo e distintivo.

Il più antico, però, è il Ponte di Porta Napoli, meglio noto come “Ponte di Pietra“. Il suo aspetto promana tradizione, passato, cultura. I tratti arcaici e spartani lo rendono al tempo stesso attraente ed ammirevole, un perfetto connubio tra semplicità ed unicità.

La storia del primo Ponte di Pietra

Stabilire con certezza la data della prima edificazione del Ponte di Pietra è tutt’altro che scontato. Secondo l’assiriologo transalpino Charles-François Lenormant, assiduo frequentatore del Sud Italia, una prima edificazione avvenne nel X secolo, per volontà dell’imperatore bizantino Niceforo II Foca.

Lenormant avvalorava la sua tesi descrivendo i caratteri bizantini che connotavano i piloni di sostegno delle arcate del vecchio ponte: “Da allora, il ponte è stato rimaneggiato più volte, ma la parte inferiore dei suoi piloni presenta ancora tutti i caratteri della costruzione bizantina” si legge in un’opera del francese, secondo cui le sette arcate della struttura avrebbero dovuto difendere la città da attacchi esterni.

Lo storico Appiano di Alessandria, però, riconduce l’esistenza di un ponte sulla parte ovest della città già ai tempi di Annibale. Lo stesso studioso francese Pierre Wuilleumier asserisce quest’ultimo assunto.

In ogni caso, l’unica certezza è rappresentata dalle dimensioni della struttura antica, lunga 133 metri e larga 7. Inoltre, essa fu fortificata nel 1404 con la costruzione sulla piazza Grande, ora piazza Fontana, della torre di Raimondello  e della “Cittadella“, un grosso mastio quadrato fiancheggiato da due torrioni.

Le fortificazioni vennero distrutte nel 1865, su ordine del re Vittorio Emanuele II, in un impeto di disprezzo verso il Medioevo.

La grande alluvione del 1883

Con l’adesione al Regno d’Italia, Taranto (come tutto il Sud Italia) dovette fare i conti con una netta arretratezza sociale rispetto al Nord. La seconda rivoluzione industriale aveva aperto ai processi di meccanizzazione che stavano ormai conquistando l’Europa centrale.

L’economia del Meridione, invece, era ancora fondata sull’agricoltura, peraltro basata su mezzi già antiquati. Il senatore tarantino Cataldo Nitti riuscì a dare il via alla costruzione di un canale navigabile e di un arsenale militare nella città ionica. Queste innovazioni avrebbero dovuto dare lustro e speranza alla città, la quale però fu colpita da un grave disastro naturale.

Nella notte tra il 14 ed il 15 febbraio del 1883, una pesantissima alluvione inondò Taranto. Il livello del Mar Piccolo, favorito dallo sbarramento con una diga del fossato del Castello Aragonese, si alzò fino a raggiungere i 12 metri.

Due i morti e diversi i feriti in quella che ancora oggi viene ricordata come la più maestosa calamità naturale della storia tarantina. Tra gli ingenti danni causati alle architetture vi fu anche la distruzione del Ponte di Pietra. Il suo crollo causò notevoli disagi in una città già di per se arretrata.

L’alluvione del 1883 (Fonte: Taranto Buonasera)

Il nuovo Ponte di Pietra

Il ponte fu ricostruito nello stesso anno, generando diversi mutamenti alla struttura. Per motivi di viabilità, fu allargata fino a toccare i 16 metri di larghezza. La sua lunghezza venne ristretta agli attuali 115 metri, su cui si espandono le tre arcate.

Ubicato a nord-ovest della città, il ponte sovrasta il canale navigabile che lega il borgo antico con la città nuova. Lo stile veneziano rappresentano una caratteristica di considerevole interesse per i turisti, rendendo il Ponte di Pietra una delle mete predilette dai visitatori.

Esso è dedicato a Sant’Egidio Maria da Taranto, un’ennesima testimonianza del valore architettonico della struttura, anello di congiunzione tra sacro e profano.

Nel secondo dopoguerra, le amministrazioni locali hanno tentato a più riprese di rendere girevole una delle tre campate del ponte. Le iniziative, però, non ebbero successo e non venne garantita la costruzione di un nuovo porto mercatile. Tuttavia, il suo assetto stabile e fisso contribuisce a rendere il Ponte di Porta Napoli una delle tante peculiarità che caratterizzano la città di Taranto.

Fonte: Made in Taranto