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Il Palazzo degli Uffici: passato importante, futuro incerto

Lorenzo Ruggieri - 22 Maggio 2022

“Ieri è storia. Domani è mistero. Oggi è un dono”, recita un noto assunto dell’attivista e first lady USA Eleanor Roosevelt. Una frase che rispecchia perfettamente la storia del Palazzo degli Uffici di Taranto. Una struttura imponente e gloriosa, il cui futuro appare avvolto dall’ombra del mistero, anche a causa del clima di incertezza politica che attanaglia la nostra città.

Tuttavia, esso rappresenta un simbolo dell’eccellenza architettonica e culturale della città dei due mari: le sue origini ed i numerosi compiti assolti ne conferiscono un’aria di solennità in grado di catturare chiunque ne giunga in prossimità.

Il Palazzo degli Uffici agli albori (1787-1861)

Le radici del Palazzo degli Uffici risalgono al dominio dei Borboni nel Sud Italia, ed in particolare nel Regno delle Due Sicilie. La prima pietra discende circa settanta anni prima della proclamazione del Regno d’Italia. La sua iniziale funzione, però, appare molto lontana dall’immaginario collettivo odierno della struttura.

Nel 1787, un Regio Decreto del sovrano Ferdinando IV di Borbone impose la costruzione di un orfanotrofio in grado di ospitare i bambini delle famiglie più povere della città e gli orfani dei militari. Il luogo prescelto venne individuato nell’attuale Borgo Umbertino, dove in antichità sorgeva l’Agorà. In particolare, venne scelto un piazzale dove l’Arcivescovo di Taranto, Giuseppe Capocelatro, ospitava spettacoli pubblici, pur con qualche perplessità da parte dei suoi superiori. Il Re acquistò il terreno, affidando l’incarico all’ingegnere tarantino Saverio Greco. Questi avrebbe dovuto progettare un edificio sulla falsa riga del Real Albergo dei Poveri di Napoli, voluto dal padre di Ferdinando, Carlo III di Spagna. Il progetto originario prevedeva solo due piani e decorazioni molto più contenute: la somma di 4500 ducati, utile a finanziata l’opera, proveniva dalle rendite del Monte di Pietà e di altri sodalizi religiosi.

Nonostante i lavori presero il via nel 1791, solamente otto anni dopo dovettero interrompersi bruscamente per via della conquista francese del Sud Italia, isole escluse. Questi moti provocarono circa 80 anni di completo abbandono della struttura.

Il Palazzo degli Uffici (Fonte: Giornale Armonia)

Il Palazzo degli Uffici dopo l’Unità d’Italia (1861-1943)

Solamente nel 1872, nove anni dopo l’Unità d’Italia, la Congrega di Carità, che gestiva sia il fabbricato che il giardino dell’Orfanotrofio, stipulò con il Comune un accordo che conferì a quest’ultimo il Giardino. La pubblica amministrazione affidò i lavori agli ingegneri Giulio Bastia e Nicola Greco, figlio di Saverio. Inizialmente, però, gli interventi riguardarono la riqualificazione del piano terra e del primo piano, segnati da diversi decenni di totale abbandono. Proprio qui, il primo gennaio del 1876, si trasferì il “Ginnasio comunale Archita”, la prima scuola sorta sul territorio ionico e collocata al lato nord del primo piano. Proprio qui, tra il 1926 ed il 1934 studiò il celebre politico e giurista Aldo Moro, il quale conseguì a Taranto la Maturità Classica. Al piano terreno, invece, fu sistemata la “Regia Scuola Nautica”.

Taranto, 1967: Aldo Moro visita il Liceo Archita (Fonte: Extra Magazine)

Nel 1890 presero il via i lavori per la costruzione del secondo e del terzo piano, che si conclusero nel 1894 grazie al lavoro dell’ingegnere Giovanni Galeone. Il 28 giugno 1896, alla presenza dal sindaco di Taranto Alessandro Criscuolo, ebbe luogo l’inaugurazione dell’edificio. Proprio in memoria di tale evento, su una parete della galleria del palazzo venne posta una lapide di marmo. Un anno dopo, nel 1897, il Tribunale si insediò presso il Palazzo degli Uffici: la sede venne “battezzata” ufficialmente da un discorso del Procuratore del Re, l’avvocato Giosué De Pirro.

Qualche anno dopo, nel 1905, si spostò presso il Palazzo anche l’Osservatorio meteorologico, a cui si aggiunse tre anni dopo l’Osservatorio geofisico.

Dall’armistizio fino ai giorni nostri (1943-2022)

In seguito alla firma dell’armistizio dell’8 settembre 1943, il Palazzo degli Uffici divenne sede del comando delle truppe inglesi. Qualche anno dopo, terminata la Seconda Guerra Mondiale, il Palazzo degli Uffici tornò alle proprie mansioni: al suo interno, trovarono spazio altre scuole, tra cui la media “Capuana”, il Magistrale “Livio Andronico” e l’Istituto “Nitti”.

Dal 1975, però, il Palazzo perse alcune delle sue funzioni. Nello stesso anno, infatti, l’Osservatorio meteorologico si trasferì a Talsano, mentre il Tribunale si spostò in via Marche, dove tutt’ora opera. Seguirono inesorabilmente la chiusura della “Capuana”, lo spostamento del “Nitti” e del “Livio Andronico”.

Negli anni ’80, prese piede l’idea di una prima mutazione del Palazzo in teatro: il progetto, però, non andò in porto. Ebbe buon fine, invece, l’idea di ristrutturare il Palazzo degli Uffici nel 2003, ad opera dell’Amministrazione comunale, all’epoca guidata dalla sindaca Rossana Di Bello. Nello stesso anno, iniziarono gli interventi di riqualificazione, proseguiti con ritmi altalenanti e avvicendamenti delle ditte appaltanti. L’idea di inserire al suo interno attività commerciali, volte a finanziare i lavori, subì un brusco stop nel 2005, a cui seguì la dichiarazione dissesto del Comune di Taranto dell’anno successivo.

I lavori ripresero nel 2010 e, solamente un anno dopo, subentrò il “Consorzio Aedars”. Nel 2013, il Liceo Archita dovette spostare la propria sede per consentire una maggiore celerità nelle operazioni. Inutile precisare, però, che ad oggi la ristrutturazione del Palazzo non ha ancora visto la luce, nonostante sia stata rimarcata più volte (e da ogni fazione politica) la sua importanza sociale e culturale. Tra blocchi ai lavori, pronunce del TAR e propagande politiche, la città continua ad essere priva di un centro di fondamentale importanza. Inoltre, la posizione geografica rende visibile lo stato attuale dell’edificio a turisti curiosi e stupefatti.

Caratteristiche del Palazzo degli Uffici

Il Palazzo riveste non solo un’importanza storica ed ed intellettuale, ma anche architettonica.

L’edificio presenta una pianta quadrangolare e il suo “Stile Umbertino“, tanto in voga in Italia nell’Ottocento, finì per influenzare altri palazzi del Borgo Nuovo della città. Le sue caratteristiche ispirarono, infatti, diversi edifici che contornano la città ionica. Il prospetto principale si affaccia su Piazza Archita , ed è allineato con il Ponte Girevole. Esso si caratterizza per le perfette simmetrie e la ricerca di equilibrio.

Il maestoso portone principale è sormontato da una fila di finestre incorniciate, le quali rendono ancora più scenografica la struttura. Inoltre, la sezione superiore presenta sia al secondo sia al terzo piano 20 finestre decorate elegantemente, mentre la suddivisione verticale è opera di lesene di ordine dorico nella parte inferiore e di ordine ionico in quella superiore. L’orologio meccanico sorge sopra il timpano triangolare e conclude la parte superiore del prospetto, perfetta rappresentazione dell’immarcescibile bellezza del Palazzo.

Interni del Palazzo degli Uffici (Fonte: Pugliapress)