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Riconoscimento per un Tarantino al Premio Nazionale di Poesia e Narrativa

Redazione IAMTaranto - 13 Novembre 2023

Post Facebook di Enrico Vetrò, professore d’inglese ora in pensione, pubblicato ieri dopo aver preso parte al Premio Nazionale di Poesia e Narrativa ‘Raffaele Carrieri’:

Buongiorno Amici e Buona domenica!

Vi rendo partecipi della mia gioia circa la menzione speciale in poesia italiana a tema libero ricevuta al «Premio Nazionale di Poesia e Narrativa “Raffaele Carrieri”» – VI ediz. 2023 (500 concorrenti). Cerimonia di premiazione ieri 11 Novembre al Palazzo del Governo di Taranto. Una breve premessa alla lirica premiata.
I versi s’ispirano al IV libro delle “Georgiche”, 186-226 in cui l’autore dell’«Eneide» P. Virgilio Marone (70-19 a.C.) loda l’esemplare laboriosità agreste di un vecchio pirata della Cilicia (Turchia). Il Generale Pompeo Magno (67 a.C.) lo ha deportato, assegnandogli nel Tarantino un arido terreno nei pressi del fiume Galeso. L’ex predatore lo lavora ricavandone il necessario per vivere. In soli 3 mesi, infatti, Pompeo ha liberato il Mediterraneo dalle incursioni piratesche, deportando la gran parte degli arresi 20.000 razziatori in territori lontani occupati da Roma. Gli esiliati non hanno altra scelta: lavorare la terra per sostentarsi o morire di fame. In una sorta di monologo drammatico il solitario predone Cilice seduto sulla sponda del corso d’acqua nostrano, rivela il suo stato d’animo. Noi, figli del terzo millennio, siamo muti uditori, forzati a condividere il suo stesso destino, che ci piaccia o no …

«Ricordo, sotto le torri della rocca di Ebalia,
dove l’ombroso Galeso scorre fra la bionda campagna,
di aver visto un vecchio di Corico che aveva pochi
iugeri di campo abbandonato […]. Eppure piantando
fra gli sterpi qualche legume e intorno candidi gigli,
verbene e il tenue papavero, si sentiva nel cuor suo
ricco come un re e, tornando a casa sua, ornava
la mensa di cibi non comprati»[Virgilio, Georgiche, IV].

QUEL VECCHIO SEDUTO (di Enrico Vetrò)
Battono i piedi delicati ritmi
sulla pelle del remolo
che scivola via
cura il silenzio
liturgie di pensieri
filari d’acrimonie
scavati nel respiro …
il gorgoglìo del fiume
regala fremiti d’inquietudine
all’anima che non più si scaglia …
«No. Non credergli! Non sono ricco!
Come potrei?! Non c’è unguento
di verbena di timo di bocca di leone
di viola di papavero o giacinto
che possa cancellare
un solo solco da questa fronte …
se vuoi fare ombra alla bugia
dillo a tutti che sei vecchio e felice!
Guarda la mano ossuta!
Stringe del Galeso la renella …
i granelli trovano facile
lo sbocco e … si perdono …
Più dell’esilio … convinciti …
è amara la vecchiaia!»
Battono i piedi delicati ritmi
sulla pelle del remolo
che scivola via …
Quel vecchio seduto
alla sponda di un dio opaco
congiunge alla pena presente
il soffio del nulla …

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