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C’era una volta Cicce ‘u gnure… e ci è ca su scordә!

Redazione IAMTaranto - 23 Dicembre 2023

Appena si parla di Taranto il pensiero va immediatamente al mare e proprio dal mare provengono le più prelibate specialità di cozze e pesce.

Se si parte da Piazza Castello, l’ingresso principale del centro storico, si arriva a via Garibaldi, il lungomare del borgo antico dove nel Mar Piccolo sono ancorati i pescherecci ed in Largo Pescheria una porta in posizione strategica con la sua storica insegna, ormai chiusa da tempo, fa da padrona con accanto la pensilina in stile liberty, che sta lì quasi a proteggere un posto che è rimasto nel cuore di tutti.

Per i tarantini ma anche per i forestieri, soprattutto durante le festività, era il punto di riferimento per acquistare il pescato fresco e rispettare la tradizione del “tutto a base di pesce e cozze”. E chi non conosce la pescheria “Cicce ‘u gnure”? Un locale piccolo e semplice, ma la qualità aveva ben poco con questo termine, pesce sempre fresco. Infatti lo slogan famoso «ci vulite mangià sicure, pesce frische da Cicce ‘u gnure» era il biglietto da visita della pescheria.

Francesco Lincesso è un nome quasi sconosciuto, per tutti era Cicce ‘u gnure, soprannominato così perché sempre molto abbronzato, passava tante ore sotto al sole. Una persona paziente e sempre disponile nei confronti di tutti, bastava solo farsi consigliare che il menù del pranzo o della cena erano già fatti per gustare il meglio del pesce mediterraneo.

La sua figura fu ripresa in un lungometraggio drammatico “Pesci o puttane” girato nella città vecchia tarantina nel 2001. Si narra la storia di malavitosi che tra i banchi del mercato del pesce e i vicoli gestiscono il giro della tratta delle ragazze dei paesi dell’est destinate alla prostituzione e Ciccio ‘u gnure è il mediatore del giro, interpretato dall’attore pugliese Michele Sinisi.

La scomparsa ha lasciato un vuoto incolmabile, i suoi familiari hanno cercato di portare avanti l’attività per qualche tempo ma sono rimasti solo ricordi indelebili e ad un altro pezzo di storia dell’arte pescatoria si è messa la parola fine.

Oggi quella porta chiusa nel borgo marinaro della città è un pugno nello stomaco anche se la tradizione pescatora domina ancora la Marina, pescherecci variopinti dondolanti e pescatori sulla banchina che riparano le reti sono lo scenario che si presenta a chi percorre il lungomare con quell’odore caratteristico che fa cornice profumata dal mare.

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