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Un oggetto misterioso testimone di un tempo ormai lontano: il Nettascarpe

Redazione IAMTaranto - 14 Gennaio 2024

Un semplicissimo pezzo di ferro di nessun pregio infisso sul marciapiedi, posizionato alla base della facciata di uno stabile, accanto al portone d’ingresso: è ciò che viene chiamato “nettascarpe”, il piccolo zerbino.

Passeggiando nella parte più antica di Taranto è possibile trovarsi di fronte ad uno strano oggetto ormai in via di estinzione che fa ancora una bella figura ai lati dell’ingresso dei palazzi costruiti fino agli anni cinquanta. Sbirciando al di là dei cancelli e dei cortili di alcune case popolari qualche nettascarpe sopravvive, grazie a chi ha pensato bene di trascurare questi caseggiati.

Sin dal Medioevo le città erano molto sporche e l’aspetto delle strade era più simile a quello di un’aia di campagna dove circolavano animali di ogni genere. Nel 1800 nascono i primi statuti che stabiliscono le regole sull’igiene delle strade e l’obbligo di spazzare davanti alle botteghe e alle case. Questi regolamenti giocano un ruolo importante nella storia del nettascarpe.

Questo antico arnese generalmente in ghisa, a forma di staffa o di barra quadra infissa alla parete ad un’altezza comoda per strofinarci le scarpe, fu collocato inizialmente a fianco dell’uscio dei casolari dai contadini che tornando dai campi potevano ripulirsi le scarpe dalle zolle di terra. La maggior parte delle strade delle città erano vere e proprie mulattiere piene di buche e quando pioveva diventavano immani fangaie e chi camminava a piedi era felice di trovare un nettascarpe prima di entrare in un qualunque edificio.

Probabilmente il nettascarpe nasce in Austria nel 1700, dove si cominciò a realizzare questi congegni dalla semplice lama, a volte decorati e di diversificata manifattura, che posizionati in bella mostra all’ingresso dello stabile differenziavano il ceto sociale di chi lo abitava.

Nel 1934 la legge n. 1265 stabilisce le migliorie igieniche e sanitarie negli alberghi obbligando l’installazione nei vestiboli dei nettascarpe. Purtroppo con la seconda guerra mondiale anche questi oggetti furono requisiti e utilizzati per fabbricare armi.

Negli anni sessanta nel borgo si avvia un processo di trasformazione che modifica l’assetto urbano e gli interventi volti a risanare strade e marciapiedi distruggono i piccoli tesori appartenuti al patrimonio urbano.

Dei pochi esemplari di nettascarpe rimasti al loro posto, dimenticati e umili, la negligenza e l’usura del taglio consumato del metallo hanno avuto la meglio e solo per le persone più anziane hanno un grande valore affettivo, invece vicino ad altri palazzi non rimane altro che una cicatrice sul muro che potrebbe raccontare tante storie a testimonianza di un tempo ormai lontano.

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