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David 2024, la moglie di Riondino: “Questo film il nostro terzo figlio. Innamorata della città vecchia di Taranto”

Redazione IAMTaranto - 5 Maggio 2024

Lunga intervista a Il Corriere della Sera, alla moglie di Michele Riondino, Eva Nestori, che ha rilasciato le seguenti dichiarazioni dopo la vittoria del David di Donatello, dopo l’importante riconoscimento vinto dal marito.

Eva, come si sente?
«Siamo frastornati per l’affetto, i messaggi dei colleghi e delle persone che sono state l’ispirazione: i tarantini. Io e Michele facciamo fatica a realizzare che sia successo. Le sue parole nei miei confronti sono state un colpo al cuore».

Elio Germano ha svelato che avrebbe dovuto interpretare l’operaio Caterino Lamanna. Poi si è deciso che la parte andasse a suo marito. Era d’accordo?
«Caterino non poteva che essere lui. Ce l’ha dentro, ha solo dovuto tirarlo fuori. Il mio primo pensiero è stato togliergli l’aria affabile. Al posto dei suoi occhi verdi, ho optato per delle lenti marroni per togliere profondità. Ma non ci sono riuscita. Il risultato sono stati occhi scuri, meravigliosamente profondi e pieni. Poi ho lavorato sui denti, per cancellare il suo sorriso rassicurante e genuino. Volevo che emergesse il marcio; e così Michele ha messo un bite, dei denti finti, un po’ sporchi di fumo. E ho lavorato sulla pelle, che doveva essere vissuta, di chi sta a contatto con il calore estremo dell’altoforno, scegliendo una texture bruciata».

La storia è ambientata nel 1997. In che modo lo stile ne è influenzato?
«Caterino ha 40 anni, è cresciuto negli anni ’70 e si porta dietro l’aria spavalda di quegli anni. Si vede dai baffoni e dalle basette alla Freddie Mercury. In questo è stata fondamentale la collaborazione con Claudia Pallotti, caporeparto dell’acconciatura. Sebbene Caterino non appaia gradevole, si cura, si pettina. Si piace e si compiace. In lui sono racchiuse molte nostre solitudini, sembra avere tante persone attorno. Invece, è solo. Fa tenerezza».

Quanto tempo richiedeva il trucco?
«Non avendo protesi, solo 45 minuti. Anche perché i tempi sono stretti».

Quale scena di «Palazzina Laf» le è rimasta più impressa?
«Ogni volta che vedo Caterino mentre legge la lettera-preghiera degli impiegati rivolta al vescovo piango perché racconta cosa sono i confinati. E poi quando invita Rosalba (l’attrice Marina Limosani), rinchiusa in una stanzetta, a ballare. Lei accetta. E nel farlo rappresenta le difficoltà di noi donne nel rifiutare certe cose, non per codardia, ma per paura».

Il film ha comportato sette anni di preparazione tra ricerche e incontri.
«Per un periodo ci siamo trasferiti a Taranto. Sul posto era più facile incontrare i confinati. Io e Michele ne abbiamo parlato per ore, giorni, mesi, anni. Questo film è il nostro terzo figlio».

Il costumista Sergio Ballo (premiato con Daria Calvelli per «Rapito» di Marco Bellocchio) si è arrabbiato per la scelta di essere stati messi «sulle scale, come Wanda Osiris». Cosa ne pensa?
«Facciamo il nostro mestiere con amore e passione. Ci hanno un po’ rimandato indietro e mi è dispiaciuto. Capisco che il Teatro 5 vada valorizzato, ma si è persa un’occasione per stare davanti e uscire dalle quinte».

Lei si definisce «orgogliosamente ciociara». E’ anche un po’ tarantina?
«Certo. Quando ho passeggiato per la Città Vecchia, me ne sono innamorata. E mi auguro di trascorrere qui la mia vecchiaia».

Come ha conosciuto Riondino?
«Ci ha presentato un’amica, Cristiana Vaccaro, nel 2006. Stiamo insieme dal 2010».

Del vostro primo bacio, suo marito dichiara: «Sapevo che non sarei più tornato indietro. È stato un incantesimo». Lei cosa ha provato?
«Mi sono resa conto cosa fosse l’amore, che mi era sfuggito fino ai trent’anni».

Sui social ha postato le foto delle nozze con foto diverse e scrive: «Il 13 giugno 2023 Michele sposa la ragazza mora che ha conosciuto una sera di tanti anni fa; il 14 giugno 2023 Michele sposa la sua bionda preferita».
«La prima foto riguarda il rito civile in Comune a Noto: mi sono presentata con una parrucca mora perché, a volte, Michele mi chiede di tornare scura; il giorno dopo, il rito è stato tenuto dalla nostra amica Cristiana».

Come è diventata make up artist?
«Mi sono formata all’Accademia Altieri Moda e Arte, specializzandomi in estetica cineteatrale. Sono felice di aver iniziato con i primi film horror di Cosimo Alemà. Poi ho fatto pareccha tv, tanti videoclip, pubblicità; come fiction, “Il giovane Montalbano” (ringrazio il capo reparto trucco, Alessandro D’Anna) e sono diventata capo reparto trucco della serie “I delitti del BarLume”. Ringrazio anche la mia assistente sul set di “Palazzina Laf”, Giulia Stronati».

Le vostre bambine Frida (nata nel 2014) e Irma (nel 2020), hanno seguito i David in tv?
«Dormivano. La tata mi ha avvisato che Frida è andata a nanna poco prima che il papà venisse premiato».

Farete le vacanze in Puglia?
«Una puntata di sicuro, decidendo all’ultimo. A Taranto ci sono i nonni ed è il nostro rifugio».

Qual è il vostro segreto?
«Siamo rispettosi e ci stimiamo. Ogni giorno è un regalo e una scoperta. Non ci annoiamo, ci divertiamo e stimoliamo a fare meglio. E ci permettiamo gli errori».

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