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Il Primitivo di Manduria: da dote matrimoniale al successo planetario

Lorenzo Ruggieri - 26 Marzo 2022

Può un vino essere l’essenza di un territorio? La risposta è facilmente intuibile assaggiando il Primitivo di Manduria.

Le sue origini risalgono alla fine del XVIII secolo, quando don Filippo Indellicati, primicerio della Chiesa di Gioia del Colle, notò che tra i vitigni da lui coltivati ve ne era uno che giungeva a maturazione già a fine agosto. Proprio questa caratteristica ha conferito al vino il nome di “Primitivo”, il cui significato è appunto “primaticcio, precoce”. Il successo del Primitivo venne suggellato dal matrimonio tra la contessina altamurana Rosa Sabini ed il manduriano Tommaso Schiavoni-Tafuri. La giovane sposa portò in dote al marito alcune barbatelle di Primitivo, prontamente impiantate a Campo Marino dal cugino di Tommaso. Il clima del tarantino ha contribuito ad aumentarne il contenuto zuccherino, rendendolo sempre più peculiare e caratteristico.

Nel 1891, sempre a Campo Marino, avvenne la prima imbottigliatura del vino, ribattezzato “di Manduria” dal luogo della stazione ferroviaria che consentì alla Francia ed al Nord Italia di beneficiare del nettare in qualità di vino da taglio. Inoltre, nell’antica città messapica sorse nel 1928 la Federazione Vini: la prima cantina cooperativa della Puglia, in seguito divenuta Consorzio produttori vini e mosti rossi superiori da taglio di Manduria.

Nel 1974, il Primitivo assunse il marchio “doc” ma rischiò di perderlo poco dopo: in quegli anni era ancora visto come un vino da taglio, eccessivamente alcolico ed i produttori che lo imbottigliavano erano pochi. Da ogni crisi, però, nasce un’opportunità e negli anni ’90 il Primitivo di Manduria conobbe un successo planetario, grazie alla crisi del metanolo e alla nascita di una nuova generazione di imprenditori, i quali riuscirono ad avvalorare la qualità del vino. Come riportato da La Gazzetta del Mezzogiorno, il Primitivo divenne il primo vino pugliese ad ottenere la Denominazione d’origine controllata e garantita. Il suo gusto viene apprezzato ormai in ogni angolo del Mondo, come testimoniano i numerosi cloni, tra cui il californiano Zinfandel ed il croato Crljenak Kaštelanski.