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L’ex Banca d’Italia: oggi sede universitaria, un tempo eccellenza fascista

Lorenzo Ruggieri - 31 Marzo 2022

Nel 2016 ha chiuso i battenti una struttura storica per la città di Taranto, un’autentica attrazione turistica. Parliamo, ovviamente, della Banca d’Italia, affacciata sul lungomare e, per diversi anni, filiera locale della banca centrale italiana.

La sua chiusura (datata 16 luglio 2016) ha destato diverse polemiche tra i cittadini ionici, preoccupati per lo stato di abbandono in cui avrebbe versato la struttura, sulla falsa riga di numerosi precedenti.

Tale decisione, assunta dal Consiglio Superiore della Banca d’Italia nell’ambito di un nuovo piano di riassetto territoriale, incontrò diversi oppositori.

L’allora direttore generale Salvatore Rossi, peraltro originario di Bari, smentì le illazioni scatenate dai cittadini, asserendo che: “La Banca d’Italia non ha adottato alcuna considerazione di natura geopolitica. Nella scelta delle sedi da chiudere abbiamo condotto uno studio basato sulla nostra operatività”.

A scanso di equivoci, dunque, ripercorriamo i trascorsi della struttura dalle origini, giungendo all’ultima, importante novità del febbraio 2022.

La Banca d’Italia e la realizzazione in epoca fascista

Ad oggi, l’edificio sorge imponente in piazza Ebalia, uno dei luoghi maggiormente frequentati per via della sua centralità. Agli albori, però, la sede della Banca d’Italia era collocata al palazzo Ciura, poiché, negli ultimi anni del XIV secolo, l’erede Giuseppe decise di cedere lo stabile.

Qui, nel 1880, il Regnò d’Italia decise di edificare la struttura, depauperandola del suo stile settecentesco. Essa presentava una pianta quadrata regolare, contornata da murature portanti, volte, solai ed ha copertura a tetto troncopiramidale.

Con l’avvento del fascismo, tuttavia, la Banca si trasferì nel Borgo Nuovo ed al suo posto sorse la sede del PNF. I lavori di costruzione del nuovo edificio presero il via nel 1937 e durarono per ben 5 anni.

Vennero affidati all’architetto Cesare Bazzani, uno dei massimi esponenti dell’architettura italiana durante il ventennio fascista. Allo stesso Bazzani, infatti, Taranto deve la costruzione del Palazzo delle Poste.

L’inaugurazione, avvenuta nel lontano 6 luglio 1942, fu caratterizzata da un clima poco gioviale, per via della guerra in atto. In quella stessa giornata, infatti, Mussolini decise di inviare le truppe italiane in Russia, in un’operazione volta a ripristinare il controllo del Medio Oriente.

Bazzani rivestì i prospetti esterni della sua opera in pietra calcarea di Trani e mazzaro, dotandola anche di un ricovero antiaereo. La restante altezza, invece, è coperta da intonaco speciale e pietra artificiale. Negli anni ’70, l’amministrazione tarantina optò per dei lavori di ammodernamento. In quel periodo, gli sportelli di via De Cesare sostituirono la sede, inagibile per via degli interventi di ristrutturazione.

Palazzo Ciura (Fonte: Taranto Island)

L’ex Banca d’Italia ora sede della facoltà di Medicina

L’amaro epilogo del 2016 causò la necessità di decisioni drastiche, volte a prevenire lo stato di abbandono della struttura.

Nel 2020,  la Giunta regionale pugliese ha dato il via libera all’acquisizione e alla riqualificazione del sito, destinandolo al corso di Laurea in Medicina dell’Università di Bari.

Tutto ciò è stato possibile grazie all’intervento del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, il quale ha erogato l’ingente somma di 7 milioni e 835 mila euro nell’ambito del Piano operativo «Cultura e turismo».

Questa cifra ha determinato l’acquisto dello stabile da parte della Asl di Taranto. Nel corso del 2021, l’ex Banca d’Italia è divenuta un hub per la somministrazione dei vaccini anti-Covid per le persone più anziane.

Lo scorso 15 febbraio, è stato siglato l’atto di compravendita dell’ormai dismesso istituto di credito da parte dell’azienda sanitaria locale tarantina. Una notizia accolta con orgoglio dall’Asl, come si legge nella nota emanata: “Il nostro percorso intende dotare Taranto degli spazi per la formazione di giovani medici, arricchendo così l’offerta formativa dell’Università di Bari nel capoluogo ionico”.

Per l’acquisizione formale occorre però attende i sessanta giorni dalla firma, entro i quali il Ministero per i Beni e le attività culturali potrebbe esercitare il diritto di prelazione sull’acquisto.

Uno scenario alquanto improbabile che, in ogni caso, prolunga i tempi burocratici per l’avvio dei lavori per la trasformazione dell’edificio.

Questa metamorfosi rappresenta un’allegoria del progresso del capoluogo ionico. Sono numerosi, infatti, gli studenti costretti ad abbandonare il proprio territorio per ricevere una formazione adeguata altrove.

Con la trasformazione della Banca d’Italia in sede della facoltà di Medicina, l’auspicio è che la città ionica possa dotarsi al più presto di un polo universitario che consenta ai numerosi studenti tarantini di non abbandonare le proprie radici.