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Il Museo Spartano di Taranto: vivere la storia

Lorenzo Ruggieri - 3 Luglio 2022

Quanti di noi hanno sognato di tornare indietro nel tempo, osservare da vicino le usanze dei nostri avi e studiare le forme di vita arcaiche? A Taranto, tutto ciò è possibile. Occorre, infatti, visitare il Museo Spartano per “vivere” le origini della nostra città.

L’ipogeo sorge nel centro storico del capoluogo ionico, precisamente sul Corso Vittorio Emanuele II. È intitolato ad una coppia di fratelli medici, i Bellacicco, grazie ai quali il museo è stato completamente recuperato. Una vera e propria immersione nella storia, dunque, in cui si respirano secoli e tradizioni.

La Storia del Museo Spartano di Taranto

Come ben noto, la fondazione di Taranto avvenne ad opera degli spartani intorno al 706 a. C., di cui si hanno testimonianze proprio nel Museo Spartano. Un’ulteriore conferma è da ricercare nella denominazione che questa zona assunse negli anni successivi: “zona delle Fogge (delle cave)”.

Al suo interno, è possibile individuare reperti in grado di abbracciare ben 2700 anni di storia! Particolarmente rilevanti sono le tecniche di edilizia di epoca romana denominate opus incertum, oppure le volte bizantine risalenti al dominio di Niceforo Foca. Queste strutture tornarono utili verso la fine del 1600, quando sull’ipogeo sorse il Palazzo de Beaumont Bonelli, abitazione dell’omonima famiglia nobiliare tarantina.

Il Palazzo venne venduto nei primi anni del 1900, solamente dopo l’estinzione della casata. Nel 2003, l’edificio venne completamente ristrutturato.  Nel 2007 ha ricevuto il riconoscimento da parte del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali come sito di interesse storico mediante apposizione di espositore all’ingresso della struttura. Dal 2015 ospita il Museo Ipogeo Spartano di Taranto, divenendo così fruibile al pubblico. Esso, inoltre, è sede del Centro Culturale Filonide, in cui si svolgono rappresentazioni teatrali.

Il Museo Spartano (Fonte: Taranto Island)

Le caratteristiche e le sale del Museo

Il Museo presenta una profondità di 16 metri sotto il piano stradale e 4 metri sotto il livello del mare, la quale facilita l’immedesimarsi dei visitatori. Sono presenti ben quattro sale, alte dai cinque agli otto metri e con un’estensione di circa 800 metri.

Una delle sale principali del museo è dedicata a Etra, moglie di Falanto, mitologico fondatore di Taranto. Proprio qui è possibile osservare i resti delle mura di cinta della Taranto Greca che dividono l’ipogeo dall’affaccio sul Mar Grande. Numerosi blocchi di calcarenite, invece, presentano resti fossili che testimoniano la loro datazione antichissima.

Parallelamente alla sala Etra troviamo lo spazio dedicato a Falanto, dove, camminando su grate metalliche, si scorgono resti di una strada greca, un sistema di raccolta dell’acqua medioevale e un sistema di condotte idriche collegate con i pozzi di tutto il palazzo databili intorno al XVII sec. Sul versante sud, inoltre, è presente uno sbocco sul mare, in una zona opposta rispetto alle scale da cui si accede al palazzo nobiliare.

La struttura trapezoidale del palazzo, per giunta, consente alla sala Filonide di svilupparsi in posizione ortogonale alle due sale sopracitate. Questo spazio è il più grande dei quattro ed evidenzia chiaramente i secoli che l’edificio ha attraversato. Vi sono presenti sei nicchie: due al livello del piano di calpestio di cui una avente funzione di convogliare l’acqua piovana e le altre quattro in alto a 6 metri di altezza affaccianti su via Paesiello.

La più antica, però, è la sala Persefone: è interamente scavata nella roccia e sotto di essa scorre un fiume, il quale proviene dalle murge tarantine e sfocia nei due mari che abbracciano la città.

La Sala Persefone (Fonte: Museo Spartano di Taranto)