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Il Palazzo Delli Ponti: una storia nella storia

Lorenzo Ruggieri - 17 Luglio 2022

“Una storia nella storia” è il nome di un racconto autobiografico di Gilberto Salmoni, sopravvissuto alle atrocità del fascismo. All’interno dell’opera, il campo di concentramento di Buchenwald fa da contorno ad una serie di episodi. Proprio come nel testo, anche il Borgo Antico della città di Taranto abbraccia edifici e costruzioni in grado di narrare tacitamente i trascorsi del capoluogo ionico. Attraversare le sue vie equivale ad un viaggio nel tempo lungo diversi secoli, dall’avanti Cristo fino ai giorni nostri. Luoghi intrisi di cultura e tradizione, nei quali il corso dei tempi sembra essersi fermato.

Uno di questi è sicuramente il Palazzo Delli Ponti, sito tra la via di Mezzo, largo Gennarini e la postierla Immacolata, tappa obbligatoria per studiosi e visitatori. Al suo interno, inoltre, è presente un particolare ipogeo, il quale contribuisce a rendere l’edificio unico ed inimitabile.

La storia del Palazzo Delli Ponti

L’attuale struttura è il risultato dell’inglobamento di due abitazioni nobiliari preesistenti: il palazzo di Giuseppe De Gaeta e quello del Marchese Francesco Maria Antoglietta, entrambi realizzati tra il XV ed il XVII secolo. Proprio in merito a quest’ultimo edificio risalgono le prime testimonianze. Nel 1597, infatti, il letterato Scipione Ammirato, nel tentativo di ricostruire la storia del casato, fece risalire la data di acquisto dell’immobile al 1462. Un’ulteriore descrizione ci perviene dall’oculata delineazione effettuata da da Cataldo Antonio, XIV barone di Fragagnano, nel 1676. Questi lo descrive come strutturato in una sala, quattro camere, cucina, cantina, cortile, una stalla, una torre e numerose altre stanze.

Tutto cambiò nel 1706, quando gli Antonietta vendettero l’edificio, ormai descritto come vecchio e maltrattato, ai fratelli Delli Ponti, di antica origine romana e residente a Taranto dal XIV secolo. Questi provvidero a rimodernarlo e ad inglobarlo con il Palazzo De Gaeta. Ben presto, però, la struttura necessitò di ulteriori lavori di ristrutturazione e, infine, venne acquistata dal Comune. Oggi è sede universitaria, oltre ad “ospitare” un importante ipogeo.

Parte dell’ipogeo del Palazzo Delli Ponti (Fonte: Museo Archeologico Nazionale di Taranto)

La struttura

Il palazzo si sviluppa su quattro livelli, i quali sono espressione di epoche e stili differenti. Il piano terra, infatti, riporta la data di ultimazione del palazzo, cioè il 1709. Ulteriori elementi settecenteschi sono ben visibili nei mascheroni in pietra scolpita , nelle cornici di coronamento, nei cartigli contenenti lo stemma di famiglia e nei festoni di coronamento con frutta e fiori. In corrispondenza dell’ingresso principale, inoltre, è collocata una chiave di volta a forma di capitello corinzio.

Grazie ad un ampio scalone è possibile raggiungere il piano nobile, nel quale un altare settecentesco e la camera nunziale, contornati da rappresentazioni raffiguranti la natura morta e lo stemma della famiglia Delli Ponti.

Poco rilevante, almeno sotto il punto di vista architettonico, è il secondo piano. Al contrario, il livello più basso rappresenta il fiore all’occhiello dell’edificio: qui, infatti, è presente il famoso ipogeo.

L’ipogeo

Questo punto nevralgico venne intercettato nel corso dei lavori di ristrutturazione che colpirono il Palazzo durante il secolo scorso. In corrispondenza dei locali riservati alla stalla, venne rinvenuto un ipogeo con 8 tombe, tutte ovviamente di tipo paleocristiano e scavate nella roccia. Queste si accompagnano ad altre 8 tombe ad arcosolio disposte lungo le pareti.

Tuttavia, probabilmente intorno al VII secolo, esse sono state profanate e depauperate dei propri ornamenti. È del tutto assente il corredo tombale, mente all’esterno delle sepolture sono stati rinvenuti reperti in ceramica e lucerne da cerimonia funebre: questi testimoniano probabilmente un rito previsto durante le cerimonie funebri che prevedeva un banchetto con i defunti, noto come “Refrigerium“. Oltre alle tombe, in questo spazio sono state ritrovate alcune mura greche risalenti al V secolo a. C. che circondavano l’acropoli.