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Palazzo Calò: dove la Settimana Santa ebbe inizio

Lorenzo Ruggieri - 1 Agosto 2022

Vi sono luoghi, a Taranto, dove la storia non fa da contorno alla città ma continua indomita a vivere. Il Borgo Antico ne è ricco: uno di questi è via Duomo, un tempo luogo di transito per accedere all’acropoli, oggi una delle strade più caratteristiche della città. Tra i numerosi edifici storici, due in particolare spiccano per passato e trascorsi: parliamo di Palazzo Galeota e Palazzo Calò. Nelle origini di quest’ultimo confluiscono il sacro e il profano, la religione e la razionalità dell’architettura.

Don Diego Calò e i Riti della Settimana Santa

L’insediamento della famiglia Calò presso il capoluogo ionico è datato 1580, ad opera di Pietro Antonio Calò. Il più rinomato della nobile casata, però, è Don Diego Calò. Questi, infatti, dopo una terribile carestia che colpì la città di Taranto nel 1703, spinto da animo cattolico commissionò ad un artista napoletano due statue: quella di Gesù Morto e della Madonna Addolorata. Tutto ciò al fine di portarle in processione la notte del Venerdì Santo, come tutt’ora avviene nelle strade tarantine.

Non solo religione: Don Diego Calò commissionò lanche la realizzazione del palazzo sopracitato, il quale divenne dal XVIII secolo la residenza della famiglia. Tuttavia, le sorti dei riti della Settimana Santa mutarono completamente grazie al nipote di Diego, tal Francesco Antonio, ultimo superstite della famiglia. Il quale, infatti, decise di devolvere le due statue alla Confraternita del Carmine nel 1765.

Palazzo Calò: le caratteristiche

Fornito di una pianta composta e androne d’ingresso, il Palazzo Calò presenta un prospetto principale, con muratura in blocchi omogenei di carparo, in cui spiccano mensole a motivi zoomorfi che decorano il portale. L’edificio, inoltre, è caratterizzato da una scala principale ortogonale alla facciata a due rampe parallele poggianti su muratura e travi.