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Casa Mignogna nel Borgo Antico di Taranto

Redazione IAMTaranto - 21 Gennaio 2024

Percorrendo Via Duomo, l’arteria principale della Città dei Due Mari, di fronte alla Soprintendenza,
una lapide ricorda la nascita in quel palazzo di Nicola Mignogna, con ingresso da Vico Porto.
L’edificio è composto da tre piani superiori, il prospetto principale si presenta con un modesto
portale e i balconi con semplici ringhiere in ferro. Purtroppo parte del soffitto dell’ultimo piano è
crollato il 29 gennaio 2023, il palazzo è stato messo in sicurezza e Vico Porto è stato chiuso.

I numerosi crolli che interessano continuamente l’amata città vecchia, malgrado la ristrutturazione
di alcuni palazzi storici, dimostrano un degrado che non si riesce a sconfiggere per valorizzare il
centro storico che meriterebbe la giusta attenzione, nonostante l’incessante lavoro delle
associazioni e dei volontari.

La lapide posta sulla facciata del palazzo recita: “A NICOLA MIGNOGNA, AVVOCATO PATRIOTA
MILITE VOLONTARIO CHE DAI DETTAMI SEVERI DEL GIURE TRASSE NORMA PER SÈ DI VITA
ONESTA, APPRESE SOMMA INGIURIA ESSERE IL SERVAGGIO ONDE COSPIRANDO COMBATTENDO
CONTRO LA TIRANNIDE, MATURÒ COI MIGLIORI I DESTINI D’ITALIA, VISSE MORÌ INCONTAMINATO,
ESEMPIO PRECLARO ALLE GENERAZIONI VENTURE, I SUOI CONCITTADINI. 3 Giugno 1888″.

Nicola Mignogna è nato a Taranto il 28 Dicembre 1888, figlio di Anna Rosa Troncone e del patriota
Cataldantonio che aveva in concessione un tratto di costa per la coltivazione dei mitili. Studia nel
Seminario Arcivescovile di Taranto e poi si trasferisce a Napoli dove si iscrive a giurisprudenza. Fa
parte della Giovine Italia di Mazzini e partecipa ai moti del 1848, arrestato e torturato, nel 1855
viene condannato all’esilio dal Regno delle Due Sicilie.

Si trasferisce a Genova e continua a lottare per il bene dell’Italia, facendo parte anche della spedizione dei Mille. Rinuncia alla candidatura di deputato e nel 1863 viene eletto consigliere comunale di Napoli. Continua a lavorare per il suo Paese e, purtroppo, per motivi di salute non può partecipare alla III^ Guerra d’Indipendenza. Si ritira dalla vita politica e si trasferisce a Giugliano, supportato sempre dai suoi concittadini tarantini. Affitta una parte del lago Patria pe sfruttarlo per la pesca, riprende insomma l’attività del padre a Taranto. Muore il 31 gennaio 1870 a Giugliano in Campania. La città gli ha intitolato una via principale del borgo Umbertino, prospiciente Piazza Immacolata.

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