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Nitti, Mignogna e gli illustri tarantini protagonisti dell’Unità d’Italia

Andrea Chioppa - 17 Marzo 2022

Oggi 17 marzo si festeggia l’anniversario dell’Unità d’Italia proclamata ufficialmente nel 1861 con il decreto n° 4671 del Regno di Sardegna il cui testo affermava: “Vittorio Emanuele II assume per sé e per i suoi discendenti il titolo di Re d’Italia.” Contrariamente a quanto viene spesso affermato, il desiderio di libertà, in crescita nei ceti popolari, esplose anche nel Sud già a partire dagli anni ’30 dell’Ottocento dove la repressione liberticida dei Borbone non fu meno cruenta di quella austriaca nel Lombardo-Veneto e di quella pontificia negli Stati della Chiesa. Di conseguenza furono davvero tanti i cittadini delle regioni meridionali, soprattutto pugliesi, che scelsero di schierarsi e combattere dalla parte degli italiani per la nascita di un nuovo stato libero e sovrano.

Al momento dell’unificazione dell’Italia, la città perla dello Jonio versava ancora in condizioni non buone a causa di una disastrosa alluvione che l’aveva colpita il 9 settembre 1827 provocando ingenti danni a molte case e alle mura che cingevano la città, allagando le campagne circostanti e trascinando a mare interi armenti. L’inondazione inoltre distrusse tutti gli insediamenti di mitili presenti nel Mar Piccolo causando una lunga carestia. Il governo dei Borbone, indifferente davanti ad una situazione simile lasciò Taranto in un totale stato di abbandono.

Tutto questo lascia comprendere quanto sia stato facile veder nascere in città svariati movimenti di ribelli e indipendentisti prettamente vicini alle teorie della Giovine Italia di Giuseppe Mazzini che avevano visto una concreta attuazione durante le esperienze repubblicane di Roma e Napoli. Diversi tarantini e pugliesi, inoltre presero parte alla spedizione dei Mille, favorendo l’ingresso di Garibaldi a Taranto nel 1860 e alle tre guerre di indipendenza contro l’esercito austro-ungarico. A tal proposito si potrebbe citare la vita di qualche illustre tarantino distintosi particolarmente in gesta eroiche e memorabili impresi.

Tra di essi vi è, tanto per cominciare, Vincenzo Carbonelli, nato a Taranto il 20 aprile 1820. Medico, Deputato della Sinistra Storica al Parlamento italiano dalla IX alla XIII legislatura, combattè a Roma nel 1849 in difesa della Repubblica Romana e nel ’60 si unì ai Mille. Prese parte, inoltre, agli scontri avvenuti nel 1866 a Bezzecca e nel 1867 a Mentana. Morì a Roma il 16 ottobre 1901.

Giuseppe Fanelli, nato a Martina Franca il 13 ottobre 1827. Partecipò ai moti di Napoli del 1848, alla 1° Guerra d’Indipendenza e alla difesa di Roma nel ’49. Nel 1857, collaborò con Carlo Pisacane all’organizzazione della sfortunata Spedizione di Sapri. Nel ’60 fu con i Mille e nel 1865 venne eletto nel Collegio di Monopoli (BA) divenendo successivamente Deputato nel Collegio di Torchiara (Salerno) nel 1871. Tra il 1869 e il 1875, favorì nel Meridione e, successivamente a livello europeo, la nascita della nuova organizzazione socialista. Ricoverato in una clinica a Capodichino (NA), morì il 5 gennaio 1877.

Nicolò Mignogna, nato a Taranto il 28 dicembre 1808, si trasferì a Napoli dove si iscrisse alla facoltà di Legge. Nel 1835, aderì alla associazione Giovine Italia di Mazzini. Nel ’48, venne incarcerato e torturato. Nel 1860 si unì ai Mille nella 7° Compagnia comandata da Benedetto Cairoli. Morì a Giuliano di Campania il 31 gennaio 1870 e venne sepolto a Napoli.

Cataldo Nitti, nato a Taranto il 13 maggio 1808. Compì i suoi studi nel Seminario arcivescovile di Taranto e nel 1828 si trasferì a Napoli dove si laureò in giurisprudenza nel 1833. Politico di carriera, nel 1848 fu membro del Comitato Nazionale di Napoli presieduto dal marchese Luigi Dragonetti poi Consigliere distrettuale di Taranto e Intendente di Basilicata nel 1860. Con la successiva nascita del Regno d’Italia assunse le cariche di Governatore della provincia di Bari per due mesi nel 1861 e Presidente del Consiglio di Terra d’Otranto. Nel 1869 ottenne la nomina a Senatore del Regno d’Italia e nello stesso periodo fu socio onorario della Società operaia tarantina, società di mutuo soccorso per operai e pescatori, da lui stesso promossa, rientrando tra i firmatari dello statuto della Cassa d’industria e commercio di Taranto, il primo istituto di credito della città ionica. Morì all’età di novant’anni nella sua casa in via Anfiteatro nel Borgo nuovo di Taranto.

L’operato di questi due tarantini, Nicola Mignogna e Cataldo Nitti, i quali si adoperarono per un rilancio sia marittimo che militare, contribuì a far assumere alla città una nuova fisionomia. Seguirono, infatti, una serie di opere di rifacimento urbano che compresero il Borgo Umbertino e la realizzazione di una serie di nuove infrastrutture. Si ricorda particolarmente l’istituzione della Base Navale con un Arsenale Militare Marittimo, fiore all’occhiello per la città. Venne poi abbattuta la parte occidentale del Castello Aragonese e trasformato l’antico fossato in un canale navigabile, le cui due sponde opposte saranno successivamente congiunte da un ponte girevole inizialmente in legno poi in acciaio, ultimato nel 1887. Questo permise, finalmente l’espansione cittadina oltre il canale con nuove costruzioni edilizie.

Da più di centosessanta anni sulla nostra Taranto sventola il Tricolore, simbolo di Unità ed espressione dell’identità di un Popolo che mai è rimasto inerme davanti all’azione di riscatto della Libertà e di appartenenza a questa Nazione. Sul Monumento ai Caduti di Taranto, un altro illustre tarantino, il Maestro Como, ha voluto scolpire per sempre una frase come monito per le generazioni future: “Ex rostris ad gloriam italica virtus”, dai rostri alla gloria il valore italico, valore che i tarantini hanno sempre saputo rispettare anche a costo della vita.