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19 Marzo – La storia di San Giuseppe a Taranto: tra celebrazioni, usanze e tradizioni

Redazione IAMTaranto - 19 Marzo 2022

Il 19 Marzo ricorre la festa del papà nel giorno di San Giuseppe, santo falegname molto caro ai tarantini che in passato hanno festeggiato la celebrazione con usanze e riti molto antichi. Al santo è dedicata la chiesa nel Borgo Antico su via Garibaldi che fu costruita nel XVI secolo nel Rione Torrepenna, uno dei quattro rioni in cui era divisa la città.

Chiesa di San Giuseppe

La chiesa era dedicata a Santa Maria della Picciola. Da questa usciva la processione il 19 marzo che si spingeva fino al Borgo. La vigilia era usanza imbandire tante tavolate per i poveri con piatti tipici: pasta e ceci, cozze arracanate, frittura di pesce in particolare di seppie, frutta e zeppole.

Zeppole

La processione per anni è stata interrotta per poi riprendere negli anni ’80. Una tradizione che resiste con il passare del tempo, molto radicata nei tarantini, è il falò di S. Giuseppe. Malgrado i divieti degli ultimi anni, i tarantini, soprattutto nei quartieri periferici, continuano a farlo.

Processione di San Giuseppe

Ci sono due teorie interpretative sull’origine di questa usanza: la sopravvivenza del culto del fuoco o del sole oppure il fuoco inteso come purificatore che elimina il male. Per i tarantini, l’accensione dei falò rappresenta il sacrificio in onore del protettore dei falegnami.

Falò di San Giuseppe

La preparazione dei falò iniziava tanti giorni prima e si accatastava di tutto: mobili, pezzi di legno, vecchie barche, cassette. Inoltre, se la festa di San Giuseppe, ricadeva nella Settimana Santa, le varie celebrazioni venivano ridotte e non si faceva la processione. (Fonte – TarantoIn).

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