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Nelle vene dei Tarantini scorre il mare… il Nostro Mare

Redazione IAMTaranto - 17 Giugno 2022

La prima cosa che mi colpì quando giunsi a Taranto, fu l’odore del mare.

Diffuso. Intenso. Penetrante.

Si insinuava nelle narici dolcemente, e regalava al cervello un senso di esclusivo benessere.

Percorrendo la “Ringhiera”, che dà l’affaccio sul Mar Grande, l’occhio si perse tra l’argento delle onde, superò le isole Cheradi, superbe sentinelle di quella vastità del mare, per ritrovarsi tra la silhouette dei monti della Calabria, appena coperti da una leggera foschia.

Giù le sirene adagiate sugli scogli frangiflutti a fare l’occhiolino ad una manciata di turisti.

L’apparizione del Castello Aragonese e le Colonne Doriche mi fecero pensare ad una Città antica, potente e ricca di storia, che gli abitanti del posto portano ancora nei nomi, nelle facce, nelle abitudini. Come le rughe dei pescatori raccontano storie di mare di tragedie.

Sulla Via Garibaldi una sequenza ordinata di pescherecci dai colori che prediligono l’azzurro, il celeste, il rosso, il verde, il bianco, in attesa di ripartenze.

Qualche vecchio marinaio rattoppa le reti, mentre gabbiani curiosi ne seguono i movimenti con strano interesse. Sulla sinistra le vecchie case dei pescatori, qualche ristorante e poi i vicoli che portano nel cuore dell’Isola chiamata Città Vecchia. Un intreccio di viuzze che odorano di umanità e degrado.

A Taranto il mare ti prende, ti copre, ti avvinghia, ti rapisce. Lo porti addosso , lo senti, ti inebria. In lontananza i fumi della grande industria. Ma quella non è Taranto. Non può essere. Taranto è il suo mare. E chi parte ne porta sempre una piccola parte con sé.

(Piero)

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