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Cosa vedere in Città Vecchia: Tour della Taranto… meno conosciuta

Massimiliano Fina - 21 Giugno 2022

Una ricostruzione topografica di Taranto vecchia è molto difficile, in quanto l’attuale configurazione edilizia del Borgo Antico, è il risultato del millenario sovrapporsi di interventi urbanistici, infatti le continue demolizioni e ricostruzioni hanno contribuito alla cancellazione delle tracce del passato.

La città vecchia di Taranto è un’isola in cui la parte antica e la nuova sono separate da un lato dal Ponte di Pietra e dall’altro dal Ponte Girevole.

Taranto Vecchia, inizia il nostro Tour

Taranto vecchia immagine dall'alto
Taranto vecchia immagine dall’alto

A dare il benvenuto a chi oltrepassa il Ponte Girevole e a raccontare un pezzo di storia c’è il Castello Aragonese che costruito nell’880 con la sua mole possente domina l’estremità sud-orientale dell’isola.

Al suo interno è presente la cappella rinascimentale dedicata a San Leonardo riconsacrata nel 1933 e tra tanti pregevoli reperti lo stemma di Filippo II.

Di fronte all’entrata del castello nell’omonima piazza si trova il Palazzo di Città, ricostruito sul vecchio Palazzo del Capitano del XVI sec. e accanto le Colonne Doriche, unica testimonianza dell’esistenza di tempio dorico, il più antico della Magna Grecia.

Colonne Doriche a Taranto Vecchia
Colonne Doriche a Taranto Vecchia

Piazza Castello rappresenta l’ingresso principale del centro storico ed è caratterizzata  da strutture di epoca diversa, dandoci l’idea della stratificazione storica della città.

Tutto il centro storico offre ad ogni angolo scorci incantevoli e passeggiare tra i vicoli e le stradine è sempre una scoperta nuova. Arte, storia e fede si mescolano continuamente.

Ingresso principale con Via Duomo

Percorrendo via Duomo l’arteria principale e la più antica della Città dei Due Mari, subito a destra in vico Sant’Agostino si affaccia la sua omonima chiesa dalla facciata settecentesca in stile rococò.

Ritornando su via Duomo a sinistra il Convento di San Michele, sede dell’Istituto Musicale G. Paisiello  e la Chiesa di San Michele. Di fronte Palazzo Calò, datato XVIII secolo, di proprietà della famiglia Calò che nel 1702, in forma privata, diede inizio ai riti della Settimana Santa.

Poco oltre, si incontra Il Convento San Francesco, restaurato e destinato a sede dell’università. Annessa al convento vi era la chiesa dedicata a San Lorenzo, all’interno della quale era custodita la statua settecentesca dell’Immacolata, compatrona di Taranto.

Tra chiese e conventi, esistenti e distrutti, se ne contano circa 40, a testimonianza della fede cristiana che il popolo tarantino ha sempre avuto.

Superato il Convento San Francesco, sulla destra, si svolta per la Postierla Immacolata e si giunge a Palazzo Delli Ponti costruito nel 1709, aggregando edifici adiacenti. Risalendo la Postierla Immacolata si incontra Palazzo Galeota ubicato in via Duomo e costruito nel 1728.

La luce, i colori, gli odori danno l’impressione di trovarsi immersi in un mondo a parte, in un’atmosfera diversa, quasi irreale.

Eppure la tristezza e la malinconia prendono il sopravvento, quando si incontrano vicoli chiusi da cumuli di tufi, calcinacci, rifiuti e piante spontanee cresciute nel cuore dei palazzi, dove spesso trovano rifugio tossicodipendenti e senzatetto.

Svolta a sinistra (non vi perdete!)

Girando su via Paisiello, denominata anticamente via delle Fogge, per le cisterne esistenti in ogni palazzo di questa strada, si erge Palazzo d’Ayala Valva di epoca settecentesca, costruito da Don Ignazio Marrese della nobile famiglia dell’aristocrazia tarantina.

A destra di via Paisiello troviamo Arco Madonna del Pozzo e un’edicola votiva dedicata alla stessa Madonna. Un tempo, in ogni vicoletto vi erano una o più edicole votive, infatti intorno a queste si recitava il rosario, ma servivano anche ad illuminare i vicoli quando non c’era la luce elettrica.

Ritornati in via Duomo, di fronte al vicoletto della Madonna del Pozzo, una lapide ricorda la nascita in quel palazzo di Pasquale Mario Costa.

Famoso musicista, scrisse una canzone dedicata alla città che fu cantata all’inaugurazione della Base Navale in Mar Piccolo il 21 agosto 1889, in occasione della venuta a Taranto del Re d’Italia, Umberto I.

Alle spalle di Palazzo Costa c’è vico Statte con lo stemma degli Orsini. Uscendo da vico de Cristiani troviamo la sconsacrata Chiesa della Madonna della Scala, datata 1181 e ricostruita alla fine del XIX sec. dalla famiglia Carducci e introducendoci nuovamente in via Paisiello la casa di Giovanni Paisiello, importante musicista del 1700.

Nei pressi di casa Paisiello, nella Piazzetta Monteoliveto, si ergono uno di fronte all’altro, il Santuario Madonna della Salute ex chiesa dei Gesuiti in stile barocco e la chiesa Di Sant’Andrea degli Armeni costruita nel 1573. Nella stessa piazza si trova anche Palazzo Gallo, un tempo con ingresso da via Duomo.

Alcune strutture erette in luoghi strategici ma fatiscenti aspettano di essere restaurate, diversi edifici invece, restaurati grazie a fondi provenienti dal piano di iniziativa comunitaria Urban II, attendono ancora una destinazione d’uso, nonostante siano trascorsi diversi anni dalla chiusura dei cantieri.

Si va avanti ed ecco Piazza San Costantino, la parte più alta della città vecchia, chiamata così perché vi era la Chiesa di San Costantino e Sant’Elena.

Adiacenti piazza San Costantino vi sono gli antichi palazzi nobiliari Lo Jucco costruito alla fine del XVIII secolo e adibito ad abitazioni private, con lo stemma di famiglia raffigurante l’aquila coronata a due teste posto nella volta dell’androne. Palazzo Fornari costruito nel 1782 e Palazzo De Bellis.

Una bella scalinata da fare in Città Vecchia

Da questa piazza si accede alla discesa Vianuova. Questa via ha costituito l’elemento saliente dello schema distributivo urbano fino a coincidere con l’asse di ripartizione fra i quartieri della parte alta della città, i Pittaggi del Baglio e di San Pietro e quelli appunto della parte bassa di più recente formazione i Pittaggi di Turripenne e del Ponte.

Nei meandri più nascosti della città vecchia, in un’atmosfera ancora più magica, dopo vico Todaro, si incontra via Pentite con la lapide che ricorda il noto pittore Francesco Paolo Parisi e vico Morrutto.

Proseguendo per via Pentite l’ex Oratorio San Paolo, ancor prima chiesa. Nello slargo adiacente si ergono due altri palazzi Calonico e Galeone e di fronte allo slargo si trova vico degli Innocentini, così chiamato per ricordare i bambini che venivano abbandonati alla Ruota degli esposti. In questo vico è nata Anna Fougez, una cantante e soubrette del secolo scorso.

Proseguendo lungo la via si incrocia la Postierla SS. Medici che collega la parte alta della città con la parte sottostante, anticamente era chiusa da una porta affinché non venissero disturbati i nobili che abitavano nella parte alta della città.

Continuando il cammino lungo via Pentite si trova il Conservatorio delle Pentite per le zitelle povere e le pentite, che dal pendio La Riccia fu trasferito alla via Pentite, scambiando la sede con il Conservatorio delle Verginelle.

Entrando in vico Pentite si può osservare il notevole dislivello di circa 15 metri tra la parte alta e la parte bassa, affacciandoci ammiriamo una fornace medievale.

Via Pentite termina con un insieme di palazzi aggregati: l’antico Palazzo Galizia e a destra vico Ospizio, chiamato così perché vi era un ricovero per donne povere che vivevano di carità. Proseguendo per via Cava, l’unica strada senza gradini, ai suoi lati erano stati costruiti frantoi e fornaci, troviamo lo slargo Piazzetta SS. Crocifisso.

La piazza centrale della Città Vecchia

Ritornando sulla via principale si arriva in Piazza Duomo con il monumento più rappresentativo della città vecchia, la Cattedrale di San Cataldo, che racchiude testimonianze artistiche di epoche diverse: la facciata e le cappelle barocche, le navate romaniche e la cripta altomedievale. 

Sono tantissimi gli elementi che fanno di Taranto vecchia un luogo inimitabile e pieno di fascino e forse non è giusto immobilizzarla solo nelle foto, le emozioni profonde si provano visitandola, per conoscerla e ad amarla, restandone conquistati.

Nella stessa piazza sorge il Convento di Santa Chiara, oggi sede del Tribunale dei minori e Palazzo Troilo, costruito tra il XVIII ed il XIX secolo dalla famiglia Troilo.

Annesso alla cattedrale fu costruito un imponente palazzo nell’ XI secolo, l’Episcopio che si affaccia sul Mar Grande, sulla cosiddetta ringhiera di Corso Vittorio Emanuele II.

Di fronte all’arcivescovado vi è la sede della Capitaneria di Porto. Un tempo c’era la chiesa e convento di Santa Caterina con annesso l’ospedale Fatebenefratelli.

L’affaccio sul mare

Guardata dal mare, Taranto vecchia emana una bellezza straordinaria, soprattutto la sera quando l’illuminazione mette in risalto la “palazzata” che si affaccia sulla ringhiera di Corso Vittorio Emanuele II, dove si affacciano Palazzo Latagliata, edificato per la famiglia Buffoluti intorno alla metà del Settecento, Palazzo Bellacicco, oggi Museo Spartano di Taranto e Palazzo Pantaleo, un edificio del XVIII secolo costruito dal barone Francesco Maria Pantaleo

Ritornando su via Duomo e proseguendo per Vico I Seminario incontriamo Palazzo Carducci, è uno dei pochi palazzi del Borgo Antico che ha conservato le caratteristiche nobiliari originarie. Fu fatto costruire nel 1650 da Ludovico Carducci, discendente da una nobile famiglia di Firenze.

E’ un prestigioso immobile del XVII secolo, da oltre quattordici anni di proprietà comunale, depredato di quasi tutti i suoi arredi. E’ chiuso da tempo e testimonia decenni di abbandono e incuria.

Percorrendo un altro breve tratto di via Duomo con ingresso da Vico Vigilante si incontra la grande mole rossiccia di Palazzo Amati. Nacque , come quasi tutte le residenze signorili della città alta, dall’aggregazione di varie unità immobiliari e divenne la sede della prima scuola elementare pubblica di Taranto.

L’antico Palazzo Ciura, settecentesco con ingresso da Vico Carducci fu completamente ristrutturato nel 1888 e fu destinato a Banca d’Italia, oggi sede della scuola media Galilei.

Di fronte è nata la sede dell’Associazione Taranto Centro Storico che svolge attività culturali e, attraverso le visite guidate, cerca di far conoscere la storia e le tradizioni locali e il Museo della civiltà piscatoria, fiore all’occhiello della stessa associazione.

Proseguendo sempre dritto si incontra uno dei primi seminari con ingresso da Largo Seminario, inaugurato nel 1568 e sistemato nel Palazzo Muscettola, oggi sede del Museo Diocesano.

L’interesse culturale nei confronti dello straordinario patrimonio architettonico dell’isola è supportato dal lavoro di tante associazioni private che con atti di forza stanno recuperando e restituendo al popolo tarantino anche la città sotterranea con i suoi tanti Ipogei ristrutturati.

Il vicolo più stretto del Borgo Antico

Continuando il cammino ecco vicoletto Mercadante, il più piccolo dell’isola antica, detto anche degli innamorati o del bacio, è proprio lì che cominciavano i primi approcci tra i ragazzi che aspettavano il passaggio delle signorine per poterle anche solo sfiorare. Siccome erano vietate le costruzioni fuori dall’isola per recuperare spazio si costruivano vicoli strettissimi. 

Ritornando su via Duomo la lapide di Nicola Mignogna, patriota garibaldino, si trova di fronte all’ingresso del Convento di San Domenico e a seguire la Chiesa di San Domenico con la facciata di stile romanico, situata su un tempio pagano di stile dorico, risalente al V secolo a.C..

Scendendo il pendio di San Domenico, a sinistra in un vico la Chiesa di Sant’Anna, ci si immette in Piazza Fontana, in origine chiamata Piazza Grande, con la Torre dell’Orologio.

L’ultimo tratto di Taranto Vecchia

Continuando si arriva a Via Garibaldi, il lungomare del borgo antico, con la Pensilina in stile liberty dove nel Mar Piccolo sono ancorati i pescherecci. In un vicoletto piccolo piccolo sulla destra si trova il Santuario dei SS. Medici e poco più avanti la chiesa di San Giuseppe.

Proseguendo si arriva su via di Mezzo ed ecco una scalinata, il pendio La Riccia, dove è ubicato un cubicolo seminterrato del XVIII secolo: la casa di Sant’Egidio, unico santo nato a Taranto.

Acquistato dall’Amministrazione Comunale e trasformato in luogo di culto nel 1959. Salendo ancora un po’ per il pendio vale senz’altro una sosta il Palazzo D’Aquino, un edificio costruito alla fine del 1500.

La città vecchia assieme al suo patrimonio architettonico ha perso anche il suo tessuto sociale eppure si avverte nell’aria l’odore del cambiamento, della rinascita. Così, a poco a poco, sono sorti bar, ristorantini tipici, hotel e B & B.

Questi stanno contribuendo a riempire le strade della città vecchia, da troppo tempo disabitata e abbandonata. Se c’è un antico centro storico che merita di essere salvato, custodito, ma soprattutto difeso è proprio la Taranto vecchia e i cittadini aspettano solo di riappropriarsi della loro storia.

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